Teatro romano, i 2 milioni tolti al mercato coperto

22 Marzo 2019

È la soluzione del sindaco per trovare i soldi che deve mettere il Comune e per coprire il milione e mezzo promesso dalla Regione e mai stanziato

TERAMO. I fondi per la riqualificazione del mercato coperto saranno dirottati sul recupero del teatro romano. Il Comune ha avviato questa operazione, che coinvolge Regione e Unione Europea, per integrare i finanziamenti già destinati alla valorizzazione dell’area archeologica come arena per spettacoli da 600 posti. I tre milioni di euro stanziati dalla Fondazione Tercas e dal ministero dei Beni culturali non basteranno, infatti, al pieno recupero dei resti di epoca imperiale. All’appello manca, tra l’altro, la quota promessa a suo tempo dalla Regione. Nel corso della commissione urbanistica che ieri ha esaminato il progetto, in vista della sua adozione in consiglio, il sindaco Gianguido D’Alberto ha chiarito che del contributo di 1,5 milioni di euro non c’è mai stata traccia nel bilancio regionale. L’impegno allo stanziamento era inserito nel protocollo d’intesa che la Regione sottoscrisse con gli altri enti coinvolti nell’intervento. «La somma però non è stata assegnata», fa sapere il primo cittadino, «probabilmente perché finora non c’è mai stato un progetto».
Sta di fatto che il Comune si è ritrovato con una somma ridotta rispetto a quella preventivata e già in partenza inferiore alla stima di sette milioni di euro per la completa rifunzionalizzazione del teatro. Per questo destinerà all’intervento gli 1,9 milioni di euro che sarebbero serviti per riqualificare l’edificio di piazza Verdi che ospita il mercato coperto. Lo spostamento di fondi, che rientrano in un progetto finanziato dall’Unione europea per mobilità sostenibile e promozione del patrimonio culturale, non è motivato solo con la necessità di tappare la falla che si è aperta nei conti per il recupero del sito archeologico. L’intervento a cui erano originariamente assegnate le risorse in questione non ha fatto progressi da quando ha ricevuto il via libera da parte dell’Ue. Lo stallo è derivato anche dall’obbligo di compartecipazione economica da parte del Comune che avrebbe dovuto mettere sul tavolo almeno 900mila euro di cui non dispone. Nello spostamento della somma sul recupero del teatro romano questo problema è risolto. «La compartecipazione economica può provenire anche da un altro ente», ha spiegato D’Alberto, «e su quell’opera ci sono già gli investimenti di Fondazione e ministero». I tecnici che seguono la procedura per conto dell’Unione europea hanno dato un primo parere favorevole alla conversione del finanziamento, per cui il recupero del teatro potrà contare su quasi due milioni di euro in più. Al momento però ce ne sono tre sicuri, compresa la quota ministeriale ancora da erogare del tutto, e su quelli si deve fare il conto. Il progetto e i successivi lavori saranno quindi ripartiti in lotti funzionali. Il primo riguarderà la demolizione di casa Salvoni e della parte ancora in piedi di palazzo Adamoli necessaria per riportare alla luce la cavea bassa e rendere riutilizzabile lo spazio archeologico. L’acquisizione dei due edifici, per la quale è stimata una spesa di circa 300mila euro, rischia di allungare i tempi. «Servirà una variante urbanistica che richiede diversi passaggi se sarà necessario l’esproprio», ha osservato il sindaco, «a meno che non si arrivi a un accordo con i privati». Uno di loro è già disponibile all’intesa che farebbe risparmiare tempo. Con gli altri la trattativa è aperta, ma intanto il consiglio sarà chiamato ad approvare il progetto preliminare per dare avvio anche all’esproprio.
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