Teatro romano, i fondi sono a rischio

Il ministero chiede tempi certi e rapidi per l’intervento: altrimenti si riprenderà i soldi già erogati e non darà gli altri
TERAMO. Il recupero del teatro romano deve procedere in tempi certi e rapidi. A dettare questa prescrizione è il ministero dei Beni culturali che, insieme a Regione e Fondazione Tercas, finanzia l’intervento gestito dal Comune. Il rischio altrimenti è che l’amministrazione non solo non riceva la parte di finanziamento statale ancora da erogare, per circa 800mila euro, ma si veda richiedere la restituzione dei circa 700mila euro già liquidati. Si riassume in questi passaggi chiave il senso dell’incontro tenuto ieri a Roma dal sindaco Gianguido D’Alberto, affiancato dal funzionario comunale Gianni Cimini, con la dirigente ministeriale Dora Di Francesco, che tra l’altro è teramana di nascita, e la soprintendente regionale Rosaria Mencarelli.
Il risvolto positivo del colloquio è che il ministero ha confermato la volontà di completare lo stanziamento da 1,5 milioni di euro per il recupero del teatro romano come spazio per eventi da 600 posti, così come previsto nel progetto preliminare elaborato dallo studio di architettura palermitano Bellomo. La disponibilità manifestata, però, non è incondizionata. «Visti i ritardi già accumulati dall’intervento per diversi motivi, a cominciare dalla sua cattiva gestione politica e dal fatto che fino a poco tempo non c’era nessuna soluzione progettuale», rimarca D’Alberto, «il ministero vuole garanzie precise». Queste sono relative sia alla tempistica della procedura avviata con la consegna del progetto preliminare, sia alla concretizzazione dell’opera che implicherà l’abbattimento di casa Salvoni e della parte ancora in piedi di palazzo Adamoli per riportare alla luce la cavea. «Siamo al limite», sintetizza il sindaco, «il percorso dovrà essere corretto, partecipato dalla cittadinanza, ma celere». È lo stesso D’Alberto a segnalare il rischio che eventuali ulteriori intoppi potrebbero tradursi in un pesante danno economico per il Comune oltre che in una beffa. «Se per qualche motivo l’intervento non venisse realizzato in tempi certi», tiene a precisare il primo cittadino, «il ministero ci richiederebbe la somma erogata». Contro questa prospettiva terrorizzante, che affosserebbe i conti dell’ente, l’unico antidoto è rispettare le scadenze che ieri il sindaco ha sottoposto alla dirigente ministeriale per avviare effettivamente il recupero del teatro romano. La più imminente riguarda l’approvazione in consiglio del progetto preliminare. «Lo faremo entro marzo», ribadisce D’Alberto, «e insieme approveremo le indicazioni al progettista sulle variazioni da apportare in base alle osservazioni proposte da soprintendenza e cittadini».
Tramite un apposito indirizzo di posta elettronica l’amministrazione ha raccolto i suggerimenti avanzati dalle associazioni che in larga parte hanno partecipato all’incontro pubblico di inizio febbraio dedicato all’intervento. «Non sono indicazioni che stravolgono la soluzione preliminare», tiene a precisare il sindaco, «quelle adottate dal consiglio saranno inoltrate al progettista per gli aggiustamenti necessari». A quel punto Girolamo Bellomo e i suoi collaboratori avranno due mesi di tempo per riconsegnare al Comune il progetto definitivo. I passaggi burocratici non saranno finiti lì. Servirà un ulteriore voto in consiglio, ma sui tempi tecnici di questo passaggio, che presuppone l’adozione di una variante urbanistica, al momento resta qualche dubbio.
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