Teatro romano, il sindaco vuole mediare

D’Alberto tratta con la soprintendenza sulle osservazioni all’intervento: «Così eviteremo intoppi nelle fasi successive»
TERAMO. Comune e soprintendenza cercano la mediazione per il recupero funzionale del teatro romano. Sulle osservazioni presentante dagli archeologi ai tecnici dell’ente durante l’incontro in cui è stato esaminato il progetto preliminare elaborato dallo studio Bellomo di Palermo si tratterà, ma in tempi brevi. A esprimere questo concetto, che non è solo un auspicio ma un punto fermo nel percorso di riqualificazione e riutilizzo dell’area in cui si trovano i resti di epoca imperiale, è il sindaco Gianguido D’Alberto. «Non possiamo perdere questo treno», afferma, «ognuno deve assumersi la responsabilità di limare la propria visione».
Quella della soprintendenza, concentrata sulla tutela dell’assetto originario del teatro romano, non coincide con quella dei progettisti che, sulla scorta delle indicazioni fornite dall’amministrazione, prospettano un intervento di riconnessione con il tessuto urbano, in modo da rendere l’antica struttura di nuovo fruibile. L’aspetto più controverso riguarda i locali di servizio che andrebbero allestiti nell’area archeologica. Museo, bookshop, caffetteria e altri spazi da allestire con scavi nei pressi del teatro hanno fatto storcere il naso ai funzionari della soprintendenza che vorrebbero eliminarli. L’assenza di questi locali, però, rischia di depotenziare la funzionalità dello spazio con 600 posti da destinare a eventi culturali. D’Alberto si dice comunque ottimista «È possibile trovare una soluzione condivisa», sottolinea, «che restituisca alla città una struttura dal forte valore identitario nel pieno rispetto del suo valore storico e archeologico». Di minor impatto è l’obiezione della soprintendenza sullo specchio d’acqua da creare sopra il frons scenae, da riportare alla luce insieme alla cavea bassa tramite l’abbattimento di casa Salvoni e del moncone ancora in piedi di palazzo Adamoli. Si tratta infatti di un elemento per lo più decorativo, destinato a evocare le naumachie, di cui si può fare a meno. Sul resto i tecnici continueranno a ragionare nei prossimi giorni. Di tempo, però, non ne resta molto. «Entro il 31 dicembre vogliamo avere un quadro chiaro della situazione», fa sapere il sindaco, «abbiamo avviato subito il confronto con la soprintendenza proprio per fare tesoro delle osservazioni e arrivare all’approvazione di un progetto definitivo che non incontrasse problemi nelle fasi successive». L’idea di mediazione sarebbe di varare una soluzione limitata agli aspetti più generali del recupero, entrando nei dettagli quando saranno chiare le risultanze degli scavi nella zona coperta dai due edifici da demolire. Anche per l’acquisizione di questi ultimi, tra l’altro, il sindaco assicura tempi rapidi grazie ai contatti riavviati, dopo cinque anni di silenzio, con i proprietari. Ci sarà spazio anche per il confronto con associazioni e cittadini sul progetto. Il sindaco l’ha confermato ai rappresentanti del comitato che aveva promosso il referendum sul recupero del teatro romano. Ulteriore sostegno sarà chiesto al sottosegretario ai Beni culturali Gianluca Vacca per il mantenimento dei fondi assegnati dal governo.
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