Teatro romano, la consultazione ci sarà

Anche se la richiesta di referendum non ha raggiunto il quorum D’Alberto assicura un confronto con la cittadinanza
TERAMO. Non ci sarà bisogno di derogare alle norme sul referendum comunale per garantire la partecipazione popolare nella scelta del progetto di recupero del teatro romano. Lo spazio per un confronto ampio sull’intervento sarà assicurato comunque dall’amministrazione comunale. A confermarlo è il sindaco Gianguido D’Alberto rispondendo alla sollecitazione di Carlo Di Marco, presidente del comitato promotore per la consultazione referendaria, che gli ha chiesto di modificare le severe disposizioni statutarie e regolamentari che disciplinano all’attivazione dello strumento democratico. «Tra la progettazione preliminare e quella esecutiva sarà aperta una fase di condivisione», chiarisce il primo cittadino, «così come avevamo annunciato anche in campagna elettorale».
L’impegno, insomma, verrà rispettato al di là dei tecnicismi sulla possibilità di indire il referendum. La richiesta di consultazione, finalizzata a ottenere la convocazione di un forum sul recupero del teatro, entro i termini per promuoverla ha raccolto poco più di 1.100 sottoscrizioni rispetto alle 4mila necessarie secondo lo statuto comunale. Da qui l’invito rivolto al sindaco di cambiare al più presto le regole che sovrintendono all’operatività degli istituti partecipativi. La questione va al di là del progetto per il teatro romano, che nei mesi scorsi è tornato al centro di feroci polemiche, e D’Alberto non si sottrae alla sollecitazione lanciata dal presidente del comitato, nonché docente universitario di diritto costituzionale. «La nostra chiara volontà resta quella di rendere più accessibile il referendum consultivo», afferma, «abbassando i quorum sia per la sua convocazione che per la validità del risultato». L’istituto sarà reso più snello anche per fugare il dubbio che i vincoli rigidi posti in passato all’attivazione dello strumento consultivo siano serviti a prevederlo sulla carta ma rendendolo di fatto inapplicabile. Il primo cittadino ricorda che la partecipazione è un punto fondamentale del suo programma al quale ha dedicato anche una specifica delega di giunta. Anche per questo non potrà fare a meno di rendere effettivamente operativi istituti come il referendum o il forum richiesto dal comitato guidato da Di Carlo. I tempi di variazione delle norme comunali però non saranno brevissimi. «La procedura richiede una serie di passaggi», spiega il primo cittadino, «che non si possono completare in pochi giorni». Per questo il cambio delle regole non è associabile al percorso di approvazione del progetto di recupero del teatro romano. «Avremo scadenze ravvicinate da rispettare», fa sapere il sindaco in riferimento al varo dell’opera. Sarà impossibile, dunque, conciliare le esigenze temporali si progettazione e realizzazione dell’intervento con gli adempimenti indispensabili per la modifica dello statuto e un’attivazione più semplice del referendum. Il confronto pubblico sulla soluzione progettuale, che a breve dovrebbe essere riconsegnata al Comune dallo studio palermitano Bellomo, comunque si farà. II richiamo da parte del primo cittadino alla tempistica dell’intervento, necessariamente da accelerare, lascia intendere anche che la fase partecipativa non sarà larghissima.
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