«Teatro romano, niente copertura»

Gli sfidanti sono d’accordo: per il recupero si ripartirà dallo studio approvato in consiglio che non prevede “gabbie”
TERAMO. Nella notte del ballottaggio uno diventerà sindaco, l’altro capo del gruppo più numeroso all’opposizione. Si affronteranno, con valutazioni contrastanti sui provvedimenti per la città, ma su una cosa i due candidati sindaco ancora in corsa sono già d’accordo: il progetto di recupero del teatro romano dovrà rispettare le indicazioni fornite dal consiglio comunale nel 2010. Giandonato Morra per il centrodestra e Gianguido D’Alberto per il centrosinistra lo hanno ribadito firmando il documento programmatico sottoposto loro dal coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni e dalle associazioni “Teramo nostra” e “Demos”. Per i proponenti dell’atto, che fissa una serie di priorità relative a diverse zone del territorio, continua la battaglia contro l’ipotesi di copertura del teatro romano. «Nello studio di fattibilità sul recupero approvato dal consiglio non è prevista», sottolinea Raffaele Raiola in rappresentanza delle associazioni rivolgendosi ai candidati, «non consentite interferenze da parte della soprintendenza». I vincoli imposti da quest’ultima, infatti, hanno portato a una prima soluzione progettuale, contestatissima e di conseguenza inapplicata, che prevedeva l’ingabbiatura del teatro romano in una scatola di vetro e acciaio. Per Morra e D’Alberto, comunque, non ci sono dubbi: il procedimento per il recupero dei resti di epoca imperiale ripartirà dallo studio adottato in consiglio che non prevede alcuna copertura protettiva.
Ai due candidati, però, è richiesto anche di attivare un forum per il coinvolgimento della cittadinanza nella scelta del progetto da realizzare. «Sarebbe un grande gesto di democrazia», evidenzia Carlo Di Marco, presidente di “Demos” e del comitato promotore per il referendum sul recupero del teatro romano. «Se il nuovo sindaco attiverà il forum, per il quale abbiamo predisposto un apposito regolamento», aggiunge, «la consultazione referendaria non sarà necessaria e si risparmieranno risorse». Il patto dei candidati con quartieri e frazioni, però, contiene anche altre richieste. Per San Berardo il ripristino della sede in via Tevere resa inagibile dal terremoto e il coordinamento delle manutenzioni tra Comune e Ater, per la Cona il recupero dei fondi per opere di riqualificazione urbana finora mai realizzate e il trasferimento della centrale elettrica, per Villa Mosca la realizzazione di una piazza, la riconversione della struttura dell’ospedale qualora si realizzasse quello nuovo e servizi proporzionati allo sviluppo residenziale della zona. Nel documento figurano anche il recupero della ex scuola Carlo Febbo, la realizzazione di rotatorie agli incroci più pericolosi lungo la statale 80 e il risanamento del dissesto idrogeologico nei pressi del torrente Reganello a San Nicolò, allestimento di un parco e di aree commerciali a Colleatterrato Alto, nonché la valorizzazione dei lungofiume. «Sono cose impegnative, forse non si potrà fare tutto», chiarisce Morra, «ma qualcosa in ogni quartiere sarà realizzato per dare risposte a tutti». D’Alberto ricorda che alla Cona e San Nicolò i fondi per gli interventi elencati sono andati persi per responsabilità della passata amministrazione e assicura maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte. «La firma di questo atto», spiega, «non è solo per il merito degli interventi proposti ma anche il metodo da adottare in futuro». Secondo lui, sia il centro che le frazioni sono state abbandonate. Per questo punta sulla riqualificazione «del quadrilatero via Muzii, largo del Teatro, vico del Cigno e piazza del Sole», e su nuovi servizi sociali e amministrativi nelle aree periferiche.
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