Teatro romano, partirà subito la demolizione dei due palazzi

TERAMO. Adesso che in cassa ci sono complessivamente dodici milioni di euro, il recupero funzionale del teatro romano e dell'area archeologica circostante può partire davvero. E il primo orizzonte...
TERAMO. Adesso che in cassa ci sono complessivamente dodici milioni di euro, il recupero funzionale del teatro romano e dell'area archeologica circostante può partire davvero. E il primo orizzonte temporale, dopo anni di attese e indugi, è dicembre 2021 quando partirà la demolizione dei palazzi Adamoli e Salvoni. Passaggio propedeutico ad avviare il secondo step, quello di riqualificazione del prezioso sito archeologico tramite il progetto Bellomo. Il Comune di Teramo aveva a disposizione quattro milioni di euro per iniziare i lavori sull'area. Tanti, ma pochi per il recupero globale. La notizia del finanziamento da quasi otto milioni ottenuto tramite il Cis, il Contratto interistituzionale di sviluppo, ha messo ora il sigillo di garanzia sull'avvio del progetto.
«In tre anni abbiamo recuperato un ritardo di decenni, approvando il progetto preliminare, poi il definitivo e l'esecutivo della demolizione delle parti da abbattere. E oggi abbiamo il finanziamento completo per l'intero progetto che andrà ad essere appaltato non appena arriveranno tutti i pareri tecnici previsti, a partire da quello della Sovrintendenza con la quale in questi anni abbiamo lavorato in sinergia», ha detto il sindaco dando tempi stretti per la fase di demolizione e tempi più lunghi per il completamento dell'intero progetto che vedrà la luce oltre l'attuale amministrazione, in scadenza nel 2023. Uno slittamento che non preoccupa D'Alberto, che guarda già al mandato bis: «Difficilmente quest'opera potrà essere completata entro il 2023, ma il nostro mandato proseguirà. Questo è stato il mandato della programmazione, che è decennale: stiamo oggi scrivendo il futuro di Teramo, come mai fatto purtroppo prima d'ora, con un lavoro di seria pianificazione politica che sta dando i suoi risultati. Il finanziamento del teatro romano ne è ennesima prova».(v.m.)
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