Teatro romano, senza copertura si può

12 Luglio 2018

D’Alberto detta la linea ai progettisti: ripartire dalla soluzione approvata in consiglio comunale che non prevede “gabbie”

TERAMO. Niente “gabbie” e massima fruibilità. La progettazione del recupero del teatro romano riparte da queste linee guida. A indicarle è stato il sindaco Gianguido D’Alberto nell’incontro di ieri mattina in municipio con i progettisti dell’intervento da realizzare con 4,5 milioni di euro messi a disposizione da ministero dei Beni culturali, fondazione Tercas e Regione. Girolamo e Giuseppe Bellomo, titolari dello studio che a suo tempo si è aggiudicato l’incarico per stilare il progetto con cui riportare alla luce la cavea di epoca imperiale, tutt’ora nascosta dalle fondamenta di casa Salvoni e della parte non demolita di palazzo Adamoli, hanno illustrato lo stato della procedura. Nell’area del teatro romano, da far tornare in funzione per spettacoli ed eventi culturali, sono in corso sondaggi geologici avviati dopo che una prima soluzione progettuale, nella quale si prevedeva la copertura degli antichi fornici con una struttura di acciaio e vetro, ha scatenato in città feroci contestazioni.
L’ondata polemica, suscitata in particolare da Teramo Nostra e da altre associazioni, ha portato anche alla costituzione del comitato per un referendum che coinvolga la cittadinanza nella scelta della soluzione progettuale più condivisa. La partecipazione ci sarà, stando almeno a quanto annunciato dal sindaco, ma per la progettazione preliminare non si potrà comunque prescindere da un punto fermo. «Va ripresa l’idea originaria che è stata giù oggetto di dibattito», chiarisce D’Alberto, «e approvata all’unanimità dal consiglio comunale nel 2010». Il primo cittadino si riferisce alla cosiddetta “ipotesi C”, la terza delle quattro presentate da Giovanni Carbonara proprio in vista del pronunciamento consiliare. Questa soluzione, indicata come semplice studio di fattibilità, prevede un intervento modulare che consentirà di riutilizzare il teatro romano come arena da 300 posti. L’aspetto cruciale è pero che la soluzione avallata dal consiglio non prevede alcuna copertura dei resti. Sarebbe stata la soprintendenza a pretendere che il monumento venisse protetto da smog e agenti atmosferici con un’apposita struttura. D’Alberto però nega che, almeno da quando si è insediato, ci siano state ulteriori pressioni in questo senso. La progettazione del recupero, dunque, può andare avanti senza la predisposizione di pesanti cortine che impedirebbero anche la vista dall’esterno dell’area. Il parere della soprintendenza dovrà essere comunque acquisito, ma rientrerà nell’ampio confronto che il sindaco intende aprire con associazioni, ordini professionali e cittadini tra le fasi della progettazione preliminare e quella definitiva che precederà la realizzazione dell’intervento destinato a rivoluzionare il centro storico. L’altro cardine dell’operazione è la piena fruibilità del teatro romano. Per il sindaco va reso utilizzabile anche lo spazio circostante il monumento, adibendolo anche ad area museale da affiancare alla struttura destinata agli eventi. Anche su questi aspetti si svilupperanno le analisi tecniche e il confronto pubblico che avrà un ulteriore canale in consiglio comunale. I tempi, però, saranno stretti. «Dobbiamo accelerare», conclude il sindaco, «anche perché i fondi vanno impegnati».
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