Teatro romano, via alla campagna per il referendum cittadino

17 Marzo 2018

Tra qualche giorno il comitato promotore inizierà la raccolta di firme: ne servono circa quattromila L’obiettivo è quello di costituire un Forum per consentire alla cittadinanza di discutere del progetto

TERAMO. Dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sul progetto di recupero del teatro romano. Questo l’obiettivo del referendum consultivo-propositivo che ieri è stato ufficialmente lanciato dal comitato promotore composto dal coordinamento dei comitati di quartiere, dall’associazione Teramo Nostra e da varie altre associazioni cittadine. Tra qualche giorno il comitato inizierà la raccolta delle firme e non sarà un compito facile: affinché il referendum possa essere indetto occorrono le firme del 9% dell’elettorato cittadino, quindi bisogna raccoglierne circa quattromila. Il quesito del referendum è un po’ lungo, ma sintetizza le finalità dell’iniziativa: «Con riferimento al recupero e al restauro del teatro romano, vuoi tu che il sindaco di Teramo, una volta insediata la nuova amministrazione comunale, come primo atto democratico e partecipativo promuova, prima dell’avvio di qualsiasi altro procedimento amministrativo sulla questione, un dibattito pubblico nelle forme e con le tecniche del Forum cittadino, partendo dall’unico progetto per il recupero funzionale del teatro romano approvato dal consiglio comunale e che prevede la demolizione dei palazzi Adamoli e Salvoni?» L’obiettivo è quindi è quello del costituzione del Forum che, in caso di vittoria dei sì al referendum, il Comune dovrebbe obbligatoriamente istituire. «Ma se il nuovo consiglio comunale», osserva a nome del comitato promotore Carlo Di Marco, docente di diritto costituzionale all’università di Teramo e promotore di varie esperienze di democrazia partecipativa, «indice il Forum di sua iniziativa, allora il referendum non sarebbe più necessario». L’importante è che la città possa discutere di un progetto che – ha ironizzato Di Marco – «dopo dieci anni ancora non si è capito come deve essere», soprattutto dopo che è spuntata dal nulla la copertura di gran parte dei resti che nel progetto approvato dal consiglio non era presente. Uno stravolgimento del progetto originario che, insieme alla mancata demolizione dei palazzi Adamoli e Salvoni, fa temere, secondo i promotori del referendum, che non ci sia stata finora la reale volontà di arrivare al recupero funzionale del teatro romano così come voluto dal consiglio comunale.
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