Teatro romano,via libera unanime del consiglio

24 Dicembre 2019

Approvata la variante: i due palazzi che coprono la cavea saranno abbattuti Per D’Alberto il varo del progetto definitivo è «un obiettivo insperato»

TERAMO. Un applauso e il voto unanime dei consiglieri presenti hanno segnato la svolta del progetto per il recupero del teatro romano. Maggioranza e opposizione hanno approvato nella seduta di ieri la variante urbanistica necessaria all’abbattimento del moncone di palazzo Adamoli e di casa Salvoni che coprono la cavea bassa del monumento.
La loro demolizione rappresenta il passaggio cruciale per il riutilizzo dell’area archeologica che diventerà un’arena da 600 posti. Il progetto di recupero andrà adottato dalla giunta, con l’adeguamento alle prescrizioni dettate dalla soprintendenza regionale, prima che possa andare in gara d’appalto per l’avvio dei lavori. La versione che ieri ha ricevuto il via libera dall’aula è comunque quella definitiva. «Le prescrizioni non stravolgono il progetto», ha spiegato il sindaco Gianguido D’Alberto che ha annunciato la presenza in città del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini subito dopo l’Epifania, «si tratta in ogni caso dell’ultima occasione per ottenere un risultato a quale hanno lavorato in tanti».
Il primo cittadino ha sottolineato l’impegno delle passate amministrazioni ma anche di Teramo Nostra e di Marco Pannella rimarcando il fatto che il varo del progetto definitivo è «un obiettivo insperato, perché la situazione qualche mese fa si era complicata». Il riferimento è alle «tante, troppe resistenze», che hanno caratterizzato il percorso verso l’acquisizione e l’abbattimento dei due edifici, superate una volta per tutte «dal buon senso e dalla consapevolezza dell’importanza del progetto per la città manifestati dalla soprintendenza dopo tanti no». L’assessore al governo del territorio Stefania Di Padova ha chiarito però che, al di là del recepimento delle prescrizioni, il progetto approvato costituisce un primo stralcio di un intervento più ampio per il quale saranno necessari ulteriori finanziamenti.
Ai quattro milioni disponibili se ne dovranno aggiungere altri cinque per la completa rifunzionalizzazione del teatro e la protezione delle fragili gessareniti dell’antica struttura. Su questo punto e sulla necessità di tenere un rapporto non subalterno rispetto alla soprintendenza si è soffermato Mario Cozzi (Forza Italia), mentre Giovanni Cavallari ha suggerito un ulteriore passaggio in consiglio o almeno in commissione del progetto adeguato alle prescrizioni. La portata storica dell’approvazione è stata evidenziata nelle file della maggioranza in particolare da Flavio Bartolini (Pd) e Vincenzo Cipolletti (Insieme possiamo). Il «momento unitario fondamentale per la città e il varo di un intervento condiviso dalla quasi totalità dei teramani» è stato richiamato con soddisfazione anche dal presidente del consiglio Alberto Melarangelo.
Con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione delle opposizioni è stata approvata anche la variazione di bilancio che stanzia 800mila euro per il sociale, di cui 162mila per la maggior parte prelevati dal fondo di riserva per l’assistenza ai minori ospitati in strutture protette. Il centrodestra si è schierato contro la ricognizione sulle società partecipate che, tra le altre cose, prevede la trasformazione in house con la Provincia del Cope, il consorzio per la progettazione europea.
L’aula ha dato il via libera, inoltre, anche alla moratoria proposta da Emiliano Carginari (+Teramo) sulla sperimentazione della tecnologia 5G subordinando la sua diffusione sul territorio comunale all’esito del monitoraggio degli effetti su ambiente e salute.
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