Tenta di corrompere i carabinieri, condannata

9 Dicembre 2020

Due anni e otto mesi a una ballerina romena fermata a Silvi per un controllo Ha infilato quattro banconote da 50 euro nel cinturone di un militare

SILVI. È finita a processo con l’accusa di istigazione alla corruzione dopo aver infilato quattro banconote da 50 euro nel cinturone di un carabiniere e per questo è stata condannata a due anni e otto mesi. È un caso che racconta il rispetto delle regole da parte di chi indossa una divisa. Che, sicuramente, poco non è in un Paese, l’Italia, con uno dei più alti indici di corruzioneal mondo. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Teramo (collegio presieduto da Domenico Canosa): per la donna il pm Andrea De Feis (titolare del fascicolo) aveva chiesto una condanna a quattro.
Lei è una romena di 30 anni, all’epoca dei fatti in Italia come ballerina. Nel 2019 era stata fermata durante un controllo stradale a Silvi mentre era su una Bmw con targa romena condotta da una sua connazionale . Al termine dell’attività di controllo fatta dai militari nei confronti della guidatrice era scattata una contravvenzione alla stessa per violazione dell’articolo 93 del codice della strada: ovvero circolare su un veicolo con targa straniera dopo aver stabilito da più di due mesi la residenza in Italia. Alla vista della multa all’amica, che prevede anche il sequestro amministrativo del mezzo, la donna, sempre secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbe prima offerto dei soldi ai militari dicendo «chiudete un occhio». Qualche istante dopo aver detto questo avrebbe velocemente infilato quattro banconote da 50 euro nel cinturone di uno dei militari impegnati in quel momento nel controllo alla sua vettura. Così, testualmente, si legge nel capo d’imputazione del pm De Feis: «Dapprima porgeva del denaro ai verbalizzanti dicendo testualmente “chiudete un occhio” e in un secondo momento infilava con una mossa repentina quattro banconote da 50 euro nel cinturone offerto dal vice brigadiere così offrendo 200 euro ai due pubblici ufficiali affinché compissero un atto contrario ai loro doveri d’ufficio». Per la donna è scattata immediatamente la denuncia, successivamente il rinvio a giudizio (non sono stati proposti riti alternativi) e infine il processo. Che in primo grado si è chiuso con una condanna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA