Tentativi per salvare le 7 guardie mediche

13 Agosto 2016

Pepe e Mariani incontrano i vertici della Asl: «Lavorando insieme risolveremo il problema»

TERAMO. Tentativi per salvare le sette sedi di guardia medica. Ieri mattian L’assessore regionale Dino Pepe, il capogruppo in consiglio regionale Sandro Mariani (il consigliere Luciano Monticelli aveva un altri impegno istituzionale ma è stato tenuto al corrente dai colleghi ), hanno incontrato i vertici della Asl.«Stiamo lavorando con tutte le nostre energie per evitare la chiusura delle sedi di continuità assistenziale (l’ex guardia medica, ndr) teramane. Abbiamo incontrato i vertici dell’azienda sanitaria teramana per concertare e trovare insieme una soluzione. Siamo vicini ai sindaci, ai cittadini ed a tutto il territorio in questa vicenda che speriamo e ci auguriamo possa concludersi con un lieto fine», dichiarano Pepe e Mariani, «va precisato, però, che la riorganizzazione delle sedi dei servizi di continuità assistenziale delle Asl della Regione Abruzzo, è una questione che abbiamo ereditato dal precedente governo regionale di centrodestra. Essa, infatti, è la conseguente e naturale derivazione del decreto 61/2013 del 27 agosto 2013, emanato dal precedente commissario ad acta della Sanità abruzzese Gianni Chiodi».

Un decreto che recepì l’accordo collettivo nazionale dei medici di medicina generale: si stabiliva stabilito in 1 medico ogni 5000 abitanti. Inoltre, venne data facoltà ad ogni regione di indicare un rapporto differente, ma comunque con un limite massimo di variabilità posto al 30% (quindi massimo 1 medico ogni 3500 abitanti residenti).

«Nello stesso decreto 61/2013 la Regione Abruzzo approvò le riorganizzazioni proposte dalle singole Asl abruzzesi assicurando in ambito regionale la presenza di 1 medico di continuità assistenziale ogni 3982 abitanti», continuano i due esponenti del Pd in Regione, «da evidenziare come nel citato decreto, il commissario Chiodi scrisse che le citate proposte aziendali non avrebbero penalizzato i comuni interni, ma avrebbero riportato a livelli consentiti la presenza massima di medici di continuità assistenziale sul territorio regionale ed aziendale favorendo la dislocazione delle sedi nei comuni montani rispetto ai comuni con più alta intensità abitativa che già beneficiano di una rete più consistente di servizi sanitari. Purtroppo, anche se la legge permetteva un medico ogni 3500 abitanti, il governo di centrodestra approvò un piano di riorganizzazione che avrebbe assicurato il rapporto di un medico ogni 3982 abitanti su tutto il territorio regionale, portando, così facendo, alla chiusura di più sedi di guardia medica.

Nel caso specifico del territorio teramano la Regione Abruzzo approvò il piano di riorganizzazione della Asl teramana che prevedeva la chiusura di Campli, Castellalto, Cermignano, Colledara, Fano Adriano, Nereto, Torricella Sicura e Valle Castellana tutti territori dell’entroterra, mentre nel decreto si dichiarava che i territori interni non sarebbero stati penalizzati, ma anzi lo stesso avrebbe favorito la zona montana rispetto ai comuni con più abitanti».

Pepe e Mariani concludono ribadendo: «siamo comunque convinti che lavorando a stretto contatto con la Asl teramana, seguendo da vicino la vicenda, si possa giungere alla risoluzione del problema».

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