Tentò di uccidere la ex: ottiene una nuova perizia psichiatrica

La Corte d’appello accoglie la richiesta dei difensori dell’operaio di Corropoli condannato a 10 anni Nel processo di primo grado il 36enne Cistola era stato giudicato capace di intendere e volere
TERAMO. La Corte d’appello dell’Aquila ha stabilito che si farà una nuova perizia psichiatrica su Fabiano Cistola, il 36enne operaio di Corropoli condannato in primo grado a dieci anni per il tentato omicidio della 39enne ex fidanzata Giusy Montecchia. I difensori di Cistola, gli avvocati Gennaro Lettieri e Claudio Iaconi, nel ricorso in appello hanno chiesto la riduzione della pena, la concessione delle attenuanti generiche e, appunto, una nuova perizia psichiatrica. Un primo risultato, al momento, lo hanno ottenuto.
Nel febbraio del 2019 Cistola sferrò quattordici coltellate alla donna che lo aveva da poco lasciato dopo una convivenza, aggredendola sul lungomare di Tortoreto. Probabilmente a salvare Giusy Montecchia fu l’intervento di alcuni passanti che assistettero alla scena. Sull’uomo, che attualmente è agli arresti domiciliari in una comunità protetta, il tribunale di Teramo aveva disposto una perizia psichiatrica che aveva stabilito come Cistola fosse capace di intendere e di volere.
Scrivono gli avvocati nel ricorso: «L’esame condotto dal perito è stato ben lungi dall’essere approfondito né ha tenuto conto delle precedenti diagnosi riferite ai disturbi psichici sofferti dall’imputato. La relazione descrive l’evento così come riferito negli atti senza svolgere alcuna valutazione sulle mosse compiute dall’imputato». E ancora: «Il perito, nel dare risposta ai quesiti posti dal gup circa la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto, come accennato indicava la presenza di un disturbo maggiore di depressione grave e un disturbo d’ansia generalizzato, riferiva inoltre che al momento del fatto il soggetto presentava una notevole carica emotiva correlabile in parte alla rilevante quota d’ansia e depressione presente da tempo e peggiorata negli ultimi giorni a seguito dell’allontanamento della ex compagna e della interruzione repentina delle terapia farmacologica antidepressiva e stabilizzante. Ciò nonostante, a parere dello stesso Cistola era in grado di comprendere il disvalore delle proprie azioni se non fosse che nella stessa relazione il consulente riconosceva che l’imputato non presentava un pieno controllo dei propri impulsi».
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