Teoria gender, bocciato il documento di Pomante

I timori del consigliere su una presunta confusione sessuale nella scuola criticati da maggioranza e opposizione. A favore solo “Futuro in” e Di Sabatino
TERAMO. Se non ci fosse stata la teoria gender a scaldare un po' il dibattito, la seduta consiliare di ieri sarebbe stata archiviata come una delle più scialbe della storia cittadina. In assenza di provvedimenti di effettivo rilievo è stato il documento firmato da Gianluca Pomante, in cui si profilavano rischi per la corretta educazione sessuale insiti nella riforma della scuola, ad alimentare il dibattito.
Un confronto a tratti paradossale, considerato che in molti hanno sostenuto l'insussistenza della questione e comunque l'inutilità di porla all'attenzione del consiglio, e anticipato da due preamboli: l'indicazione del sindaco Maurizio Brucchi, secondo cui il voto sul testo di Pomante non avrebbe misurato la tenuta della maggioranza perché rimesso alla libertà di coscienza, e la pregiudiziale sollevata da Paola Cardelli e rigettata dal centrodestra, che mirava a cassare il documento senza discuterlo in quanto di stampo omofobo, razzista e nazista. Accuse respinte con sdegno dal firmatario dell'ordine del giorno che ha rivendicato l'esercizio della libertà di espressione sancita dalla Costituzione. «Devo stare zitto perché professo la fede cattolica?», ha contrattaccato Pomante, evidenziando che la sua proposta invitata l'amministrazione a mettere in campo iniziative di sostegno alle famiglie tradizionali nell'accompagnare i figli verso il consolidamento dell'identità sessuale. Il richiamo ai pericoli di omologazione tra maschi e femmine che si ravviserebbero nella riforma della scuola assecondando la cosiddetta teoria gender ha fatto imbestialire l'opposizione e suscitato perplessità in maggioranza.
Manola Di Pasquale ha sottolineato i passaggi del documento in cui si evocavano i rischi di «legalizzazione della pedofilia» e di promozione dell'omosessualità, mentre le consigliere-insegnanti Maria Rita Santone e Maria Cristina Marroni si sono dette offese da queste allusioni. Dai banchi del centrodestra è stato Alberto Covelli a spiegare che la riforma della scuola si esprime contro la «violenza e la discriminazione di genere che non c'entrano nulla con le teorie gender». Per Guido Campana le proposte contenute nel documento sono condivisibili, ma non andavano portate al voto in aula con quella formula. Pieno sostegno a Pomante è arrivato invece da "Futuro in" che, ad eccezione degli assenti Silvio Antonini e Katia Provvisiero, ha votato a favore dell'ordine del giorno insieme al presidente del consiglio Milton Di Sabatino. Il testo però è stato respinto con diciotto no e le astensioni di Brucchi e Giuseppe Grande (Forza Italia).
Il sindaco aveva bandito in premessa le letture politiche del voto, ma per il grillino Fabio Berardini è risultato evidente che Pomante «strizza l'occhio al gruppo di Paolo Gatti», che secondo Alfonso Di Sabatino è rimasto isolato dal resto del centrodestra. Nessuna sorpresa ha riservato invece il confronto sul Dup, il documento unico di programmazione da allegare al bilancio. Pesanti critiche sono arrivate da Gianguido D'Alberto, a detta del quale l'atto è solo la «fotografia ingiallita del fallimento dell'amministrazione». Per Brucchi la minoranza «ha perso l'ennesima occasione di fare proposte, limitandosi a sterili contestazioni». Il provvedimento comunque è stato approvato dalla maggioranza e da Raimondo Micheli di Fdi-An.
Gennaro Della Monica
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