Teramo è multietnica record di aziende straniere
Un’impresa individuale su 8 è gestita da extracomunitari, primi in Abruzzo Sono 15.291 i permessi di soggiorno soprattutto di albanesi, cinesi e marocchini
TERAMO. Teramo, la provincia più multietnica d’Abruzzo. Non a caso figura ai primi posti in Italia per la percentuale di imprese gestite da extracomunitari rispetto alle italiane. Dopo centri del calibro di Prato, Milano, Roma e Firenze, arriva al ventunesimo posto Teramo. In particolare su 20.881 imprese individuali, 2.651, cioè il 12,70% sono gestite da stranieri. Ovviamente si tratta di una delle forme più semplici di impresa, utilizzata soprattutto nel piccolo commercio, nell’edilizia e nell’artigianato. Teramo, nella classifica stilata da Unioncamere e aggiornata al 31 dicembre 2014, è anche la prima d’Abruzzo: seguono Pescara al 37° posto, L’Aquila al 71° e Chieti all’81°.
Nel Teramano gli immigrati con permesso di soggiorno sono in totale 15.291, di cui 7.805 maschi. Le etnie maggiormente presenti sono l’albanese (4.166), la cinese (3.106) e la marocchina (1.509). I centri che ospitano il maggior numero di immigrati sono Martinsicuro, Alba Adriatica e Teramo, seguiti, a qualche distanza, da Campli.
La maggioranza degli extracomunitari regolari ha un lavoro subordinato (5.966) oppure è arrivato in Italia per ricongiungersi a un familiare (7.171), ma 1.253 hanno un lavoro autonomo. Ogni etnia tende ad avere un campo di azione: se i cinesi si sono dati all’artigianato e alla piccola industria nella pelletteria e abbigliamento, le popolazioni nordafricane e in parte le albanesi operano soprattutto nell’edilizia. I pastori provengono soprattutto da Bangladesh e Macedonia, le badanti dall’Ucraina e dalle Filippine.
Discorso diverso per coloro che richiedono asilo politico, i cosiddetti profughi. Sono 11 i centri di prima accoglienza allestiti in provincia, a Teramo, Torricella, Castellalto, Castelli, Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto e Montorio. Attualmente ospitano 290 extracomunitari, quasi tutti uomini. Sono tutti sbarcati in Sicilia e poi trasferiti in altre regioni, in base a un accordo a livello centrale. «Per l’ospitalità si fanno bandi di gara al ribasso a partire da 35 euro al giorno», spiega Alberto Di Gaetano, dirigente dell’ufficio che si occupa di immigrazione in prefettura, «sono fondi che vanno a chi gestisce la struttura: al migrante vanno 2,5 euro al giorno per le piccole spese. Di fatto in queste strutture lavorano diversi operatori e molti alberghi chiusi d’inverno invece sono rimasti aperti». Alla fine, dunque – al di là di falsi miti, come quello per cui a ogni profugo viene dato un cellulare, in realtà viene fatta fare una telefonata ai familiari – anche l’accoglienza crea economia, non trascurabile in questi tempi di crisi.
I 300 posti assegnati al Teramano per i centri di accoglienza forse a breve aumenteranno di 100 unità, almeno i bandi emanati dalla prefettura ai primi di marzo per reperire strutture, sono “tarati” su 400 posti. Bandi per cui ci sono parecchie manifestazioni di interesse. Alcuni centri di accoglienza, anche su sollecitazione della prefettura, si stanno organizzando, come a Castelli e Torricella, per insegnare, a titolo gratuito, qualche attività ai profughi, come la lavorazione della ceramica (nel primo caso) e la manutenzione del territorio (nel secondo).
Strutture di secondo livello sono gli Sprar (servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati), che sono gestite dal ministero e dai Comuni. In provincia sono a Teramo e Roseto e sono finanziati con fondi europei e ospitano i profughi in attesa che si pronunci un’apposita commissione sulla richiesta di protezione internazionale.
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