Teramo è tra le 18 sorelle contro il commissariamento

16 Ottobre 2019

TERAMO. Camere di commercio: c’è anche Teramo nella fronda contro Unioncamere e ministero dello Sviluppo economico. Sono 18 i presidenti degli enti camerali interessati da procedure di accorpamento...

TERAMO. Camere di commercio: c’è anche Teramo nella fronda contro Unioncamere e ministero dello Sviluppo economico.
Sono 18 i presidenti degli enti camerali interessati da procedure di accorpamento (Massa Carrara, Pavia, Ferrara, Lucca, Pisa, Terni, Rieti, Frosinone, Teramo, Benevento, Oristano, Brindisi, Vibo Valentia, Crotone, Catanzaro, Ravenna, Parma, Verbania Cusio Ossola) che protestano contro un tentativo di commissariamento. «Apprendiamo da fonti certe che ci sia un imminente (e in verità reiterato) tentativo di bloccare le Camere di commercio che hanno fatto ricorso contro la riforma del sistema camerale scritta nel 2015 sotto condizioni di riordino del sistema istituzionale del Paese totalmente diverse», scrivono i 18 presidenti, «in primis la cancellazione delle Province, che come sappiamo, poi non è avvenuta».
Il commissariamento che scatterebbe per gli enti che non si sono accorpati entro marzo 2020 verrebbe inserito nel convertendo decreto legge per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali che è in discussione e approvazione in Senato. «Consideriamo», si legge nella nota, «questo tentativo come un ultimo, disperato e antidemocratico atto di Unioncamere (sì perché è di lei che stiamo parlando) suggerito al ministero dello Sviluppo Economico, per bloccare quello che in “democrazia” e in uno “Stato di diritto” è l’ordinario e corretto controllo, costituzionalmente riconosciuto (art. 25), sulle norme che il Parlamento approva che se da chiunque ritenute contrarie all’ordinamento, sono impugnabili davanti alla magistratura che ha il “potere” di valutare se siano tali o meno. Alcune Camere di commercio (5), una Regione e alcune associazioni di categoria hanno legittimamente ricorso contro la normativa che vuole che le loro Camere si accorpino con altre e che di fatto scompaiano a beneficio, si fa per dire, di enti “monstre”». Il ricorso è pendente alla Corte Costituzionale. L’operazione di Unioncamere sarebbe volta a «eliminare gli organi ribelli, sostituendoli con un organo commissariale i “ad hoc” che ritiri i ricorsi e proceda alla chiusura del procedimento di accorpamento».
Una proposta di commissariamento ritenuta illegittima. «il tentativo di estromettere gli organi legittimamente eletti con un commissario che provveda a ritirare i ricorsi è conseguentemente illegittimo; tali tentativi genereranno ancora più problemi rispetto ai benefici attesi dai promotori; se il tentativo di commissariamento dovesse andare a buon fine, stante il perseguimento di un fine illegittimo, comporterebbe le necessarie e immediate dimissioni del presidente e degli organi in carica di questa, per giusta causa».