TERAMO
È un sistema che dal carcere di Castrogno è stato poi “esportato” sulla scena nazionale: droga e cellulari consegnati dall’esterno con un’asta telescopica a soppiantare l’uso dei droni per catapultare stupefacenti e telefonini ai detenuti.
Un anno dopo i fatti avvenuti nella casa circondariale teramana con la scoperta di due uomini e una donna bloccati proprio durante l’azione, c’è una sentenza di condanna a scrivere in primo grado l’epilogo processuale della vicenda. In cinque, oltre ai tre accusati di spaccio ci sono anche i due detenuti destinatari, sono stati condannati a una pena di tre anni ciascuno al termine del processo con il rito abbreviato che si è svolto davanti al giudice Marco Procaccini.
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Si tratta di Pamela Longhi, 43 anni di Roma; Andrea Calisti, 22 anni di Roma; Alberto Di Giorgio. 39 anni, anche lui di Roma; di Francesco Capilongo, 27 anni di Roma e Gianluca Scalini, 24 anni, anche lui di Roma. I primi tre sono coloro che hanno consegnato la droga, mentre gli ultimi due sono i detenuti a cui era destinata. A tutti è stato contestato il reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, disciplinato dall'articolo 73 del decreto 309.
Secondo l’accusa della pm Enrica Medori (titolare del fascicolo), così come ricostruita nel capo d’imputazione, i due detenuti « tramite conversazioni telefoniche illecite contattavano Pamela Longhi al fine di approvviggionarsi di stupefacente e telefoni cellulari; gli altri coindagati detenevano e trasportavano a bordo dell’autovettura condotta da Alberto Di Giorgio 99 grammi di hascisc che inserivano in una busta unitamente a due telefoni cellulari al fine di consegnarla ai detenuti». Sempre secondo l’accusa i tre, giunti in macchina, in una zona adiacente al carcere, si sarebbero divisi i compiti: Di Giorgio sarebbe rimasto in auto a fare da palo mentre gli altri due avrebbero raggiunto un varco vicino al muro di cinta della struttura praticando un buco nella rete metallica. «E mentre Longhi faceva da palo», si ricostruisce a questo proposito nel capo d’imputazione, «Calisti si avvicinava in direzione della cella 11, piano 3 lato sud, dove erano affacciati i detenuti Capilongo e Scalini tendendo il tubo telescopico di 2 metri cui erano agganciati gli oggetti e lo stupefacente verso la finestra della cella». La consegna venne bloccata dall’intervento di alcuni agenti di polizia penitenziaria del carcere teramano che arrestano l’uomo e la donna, mentre il complice alla guida della vettura riuscì a scappare per poi essere identificato nelle successive indagini sempre della polizia penitenziaria.
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