«Teramo deve attirare grandi industrie»

È l’analisi dell’esperto. Disoccupazione giovanile sotto la media italiana, in 3.510 chiedono il reddito di cittadinanza
TERAMO. Lavoro: la situazione non è rosea ma con opportuni correttivi può migliorare. A poche ore dal 1° maggio una riflessione sul mercato del lavoro in provincia, e nel capoluogo in particolare, favorisce nuove letture della situazione.
Secondo dati Istat, aggiornati a fine 2018, il tasso di occupazione in provincia è del 58,1%, poco inferiore a quello italiano del 58,5%. E il tasso di disoccupazione è al 10,1%, contro il 10,6% della media nazionale. Percentuali che si discostano di poco, dunque e che addirittura sono migliori per Teramo e provincia sul fronte della disoccupazione giovanile (15-29 anni): è al 19, 4% contro il 24,8% nazionale.
Stesso discorso per il reddito di cittadinanza. Al 19 aprile 2019, secondo l’Inps, le domande in provincia sono state 3.510 (di cui 2.303 accolte, 1.174 respinte, 33 sospese) cioè l’1,2% della popolazione (in Italia sono state 806mila, pari all’1,3%).
Di questo si parlerà oggi alle 17,30 all’Arca di largo San Matteo, nel primo di una serie di appuntamenti sul tema “Politiche del lavoro - Lo stato dell’arte”, ideato all’interno del percorso “La città che si attiva”. Il Comune si vuol ritagliare un ruolo nelle politiche attive del lavoro, attivando sinergie con le istituzioni che a diverso titolo svolgono già dei ruoli. Al tavolo, con il supporto del commercialista Remo Riccioni e del capogruppo del Pd Luca Pilotti, sarà presente, assieme agli amministratori del Comune, l’esperto di mercato del lavoro Fabrizio Quarchioni. «In generale c'è una certa vivacità a Teramo e in provincia», conferma Quarchioni, «il tasso di disoccupazione è inferiore a quello nazionale e anche la disoccupazione giovanile. Teramo potrebbe e dovrebbe riuscire ad agganciarsi al nord piuttosto che al sud. Deve in sostanza decidere se restare con l’assistenzialismo o agevolare politiche di investimento e avvicinarsi ai livelli del nord».
Scendendo nel dettaglio, Quarchioni osserva che anche Teramo capoluogo ha buone potenzialità. «Ci sono buone basi sul fronte occupazionale, che testimoniano una dinamicità del mercato», osserva l’esperto, «però non possiamo non notare che il nostro nucleo industriale è semi-deserto. Le altre aree industriali, anche della provincia, hanno grosse industrie su cui poi ruota l’indotto. Ecco, a Teramo bisognerebbe attrarre alcune imprese di dimensioni medio-grandi. Andrebbe fatto, in questo senso, marketing economico e territoriale, andrebbero sburocratizzate le pratiche a carico delle aziende e ricostruite le infrastrutture. Il Comune in questo può giocare un ruolo chiave. Teramo, d’altronde, dal punto di vista dei collegamenti è in una buona condizione. E', poi, una città: ha una propria attrattiva».
Insomma, una visione tutto sommato positiva della situazione, che però non coincide sempre con il “sentire” generale dei teramani, molti dei quali avvertono un peggioramento della situazione economica in città, rispetto a qualche anno fa. «E’ vero, Teramo ha subito una metamorfosi. Ha perso molta della sua vocazione amministrativa: c'erano ad esempio sedi di aziende di servizi che ora non ci sono più. In tanti avevano la percezione di poter avere un impiego di un certo tipo, stabile e sicuro. Ora qualità del lavoro è diversa. I contratti a tempo determinato, il precariato determinano disagio, impediscono la progettualità per il futuro. Da qui, a mio avviso, deriva il senso di insoddisfazione e la sensazione di avere un livello di disoccupazione più alto del reale».
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