Teramo, favori ai camorristi, l’agente patteggia

19 Luglio 2014

Corruzione: pena di 32 mesi al poliziotto della Penitenziaria. Rinviata a giudizio la dottoressa accusata per i falsi certificati

TERAMO. E’ con un patteggiamento e con due rinvii a giudizio che il gip Giovanni de Rensis definisce processualmente il caso dell’agente di polizia penitenziario di Castrogno sospeso per sei mesi perchè accusato di aver fatto favori e rivelato segreti ad alcuni camorristi detenuti. Giancarlo Arnoni, questo il nome dell’agente, ieri mattina ha patteggiato 2 anni e 8 mesi.

Il gup ha ritenuto congrua questa pena per il poliziotto accusato di rivelazione di segreti, corruzione e spaccio di droga. Lo stesso giudice ha rinviato a giudizio (prima udienza 7 maggio) per corruzione e spaccio Vincenzo Varriale, uno dei detenuti campani coinvolti oggi in libertà, e per falsità ideologica e truffa il medico Alessandra Pilotti. Secondo l’accusa quest’ultima avrebbe rilasciato falsi certificati medici all’agente per consentirgli di fare dei periodi di assenza dal lavoro per malattia.

Dall’inchiesta del pm Luca Sciarretta è emerso che Arnoni avrebbe favorito alcuni detenuti legati alla camorra, rivelando segreti d’ufficio che si potevamo rivelare utili ai detenuti e anche di avere fatto entrare stupefacenti all’interno del carcere in cambio di denaro. L’agente è accusato anche la violazione dell’articolo 390 del codice penale «procurata inosservanza della pena», che si concretizza quando si aiuta qualcuno a sottrarsi all’esecuzione della pena.

Cosa avvenuta – sempre secondo le accuse – quando l’agente si sarebbe messo in contatto con un latitante pescarese, ricercato per scontare una condanna definitiva, che venne poi trovato e arrestato nel novembre 2011. Secondo gli inquirenti Arnoni avrebbe dunque saputo come rintracciare il latitante, ma si sarebbe ben guardato dall’avvisare i suoi colleghi o un altro organo di polizia giudiziaria per fare eseguire l’arresto, come sarebbe stato suo dovere fare in quanto agente della polizia penitenziaria. Lo avrebbe fatto, secondo l’accusa, in cambio di generi alimentari che avrebbe ricevuto dalla convivente di uno dei boss reclusi nel carcere teramano per far entrare nel penitenziario quantitativi imprecisati di droga destinati ad essere ceduti o venduti a Castrogno L’indagine sull’agente di polizia penitenziaria è una costola dei una più vasta inchiesta della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli su alcuni esponenti della camorra. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che alcuni di questi indagati – che poi sarebbero stati portati nel carcere teramano per scontare la pena – avevano contatti con Arnoni.

Da qui l’apertura di una fascicolo autonomo della procura di Teramo sul conto dell’agente della polizia penitenziaria, le cui mosse sono state seguite per lungo tempo anche attraverso nuove intercettazioni. E da queste sarebbe emerso che l’agente parlava con detenuti e loro familiari, rivelando in anticipo il trasferimento in altri carceri o facendo sapere chi avrebbero trovato in cella. Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Domenico Canosa, previsto dal codice in caso di richieste di misure cautelari come la sospensione, il poliziotto si è avvalso della facoltà di non rispondere.©RIPRODUZIONE RISERVATA