Teramo, i sindaci a Gentiloni: «Il decreto non basta»

7 Febbraio 2017

Il premier ha visitato prima Montorio e poi ha incontrato gli amministratori dei comuni devastati dall'emergenza neve e terremoto nel palazzo della Provincia. Ai sindaci che vogliono poche chiacchiere e impegni concreti ha assicurato un impegno urgente su sfollati, viabilità e scuole. La Coldiretti stima in 52 milioni e mezzo di euro i danni subìti da aziende agricole e zootecniche

TERAMO. Il premier Paolo Gentiloni in Abruzzo si è prima fermato a Montorio al Vomano, dove forte è l'emergenza terremoto e dove le scuole sono ancora chiuse, per poi raggiungere il capoluogo Teramo, dove ha incontrato la gran parte dei sindaci dei paesi in emergenza. Sotto la pioggia, Gentiloni accompagnato dal presidente Luciano D'Alfonso e dal sindaco Gianni Di Centa è entrato nel centro storico di Montorio, prima tappa della visita in Abruzzo. Un breve tragitto lungo il quale è stato fermato da due cittadine, Annalida e Pina, che hanno chiesto aiuti per gli esercizi commerciali e l'altra per ristrutturare la sua casa dove vive, nonostante i danni, «perché non voglio lasciare il mio paese». Gentiloni le ha rassicurate: «Ce la faremo, vi staremo vicini». Poi ha stretto la mano a una squadra di Vigili del Fuoco. «Presidente i nostri figli sono andati via, noi no. Io voglio restare in centro storico, non voglio abbandonare il nostro paese, dovete aiutarci, grazie presidente io la stimo», ha continuato Annalida, residente del centro storico. «Mi sembra una persona nuova e una persona con la faccia pulita, si mantenga così presidente», ha detto Pina De Dominicis, commerciante, strappando un sorriso a Gentiloni che ha scherzato: «Io nuova?», e l'ha rassicurata con un «contate sul nostro impegno». Gentiloni ha stretto le mani ad altri cittadini che sono riusciti ad avvicinarsi tra le serrate maglie del cordone di sicurezza, prima di allontanarsi tra grida di «grande presidente» e «aiuti i nostri sindaci, sono rimasti soli».

Italian premier Paolo Gentiloni during his visit in Montorio al Vomano, Teramo district, Italy, 07 February 2017. ANSA/ PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Poi, davanti alla chiesa principale di San Rocco, in largo Rosciano, riaperta per Natale dopo la ristrutturazione e la nuova inagibilità per le scosse del 18 gennaio, la battuta con don Nicola Iobbi, il parroco della chiesa: «Lei praticamente entra senza preoccuparsi - gli ha detto il premier - ma mi dicono che ha la protezione del Signore». Quindi l'incontro istituzionale in Comune, a porte chiuse, durato circa venti minuti. A Gentiloni il sindaco Di Centa ha illustrato brevemente la situazione di difficoltà della comunità locale, alle prese con uno dei più alti numeri di sfollati dalle abitazioni per le conseguenze dei terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre scorsi e del maltempo che ha colpito duramente il teramano a metà gennaio. Il punto fondamentale sul quale il primo cittadino ha insistito è la richiesta di celerità nella ricostruzione: «Servono provvedimenti shock - ha detto Di Centa a Gentiloni - a un malato grave non serve una cura con l'aspirina». Il riferimento è allo sblocco delle procedure per la ricostruzione, già avviate dopo il sisma del 2009, che tra l'altro riguardano l'avvio dei lavori del nuovo polo scolastico.

Quindi a Teramo l'incontro con i sindaci del Teramano. Nel palazzo della Provincia, Gentiloni è stato ricevuto dal presidente Renzo Di Sabatino e dai sindaci coinvolti nell'emergenza che ancora tarda a cessare. Qui il presidente del consiglio ha raccolto «i problemi, le esigenze e le lamentele dei sindaci», che non sono affatto soddisfatti del decreto terremoto recentemente approvato e chiedono provvedimenti immediati e urgenti che riguardino soprattutto la viabilità, la ricostruzione e le scuole. Naturalmente c'è anche tutto il comparto agricolo e zootecnico da recuperare, e la Coldiretti ha stimato in 52 milioni e mezzo di euro i danni subiti da aziende agricole, allevatori, indotto.

Prima di andarsene Gentiloni ha sottolineato che l'impegno del governo sarà forte, un impegno in gran parte «già preso nel decreto che abbiamo approvato», ma gli sforzi si concentreranno anche sugli sfollati, sulla ricostruzione, sulla viabilità e sulle scuole. «Una parte del nostro paese è stata ripetutamente colpita in modo molto grave», ha detto Gentiloni. «Non si è trattato solo di un episodio, ma purtroppo di una sequenza. Questo non deve incrinare la coesione delle nostre comunità e la fiducia nel futuro. Però bisogna lavorare e lavorare in fretta perché solo se le Istituzioni saranno veramente unite e rapide questo potrà consentire di restituire fiducia ai nostri territori». «Tornerò presto», ha assicurato Gentiloni prima di lasciare il palazzo della Provincia.