Teramo, il Braga suona in piazza per non morire

20 Settembre 2015

Note no stop sotto il municipio per 12 ore, accuse alla politica locale: «Ha bloccato il processo di statizzazione»

TERAMO. Studenti, docenti, curiosi e appassionati hanno preso parte e animato, da ieri mattina a ieri sera, la maratona musicale che il comitato in difesa dell’istituto musicale Braga ha organizzato sotto la loggia del Comune per sensibilizzare le istituzioni alla firma della convenzione attraverso la quale gli enti si impegnano a garantire sopravvivenza economica all’istituto per i prossimi due anni. E’ questo il tempo necessario affinchè si completi il percorso di statizzazione che consentirebbe ai docenti di essere presi in carico dallo Stato e di vedersi dunque garantiti gli stipendi, che non prendono da oltre un anno. Un traguardo che appare sempre più lontano e verso cui la sfiducia sta prendendo il sopravvento. Nel mirino c’è quella politica che tutti additano come incapace di dare risposte nonostante una statizzazione servita su un piatto d’argento.

Ieri l’indignazione ha preso forma in una protesta pacifica, parlata con il linguaggio dei musicisti: le note. Un presidio non stop a piazza Orsini dove per 12 ore si sono susseguiti concerti ed esibizioni di musica classica. Si è fatto vedere il consigliere regionale Luciano Monticelli del Pd, che ha annunciato l’imminente stanziamento di 100mila euro che dovrebbe essere discusso in commissione dalla prossima settimana per poi approdare in consiglio a ottobre. Il sindaco Maurizio Brucchi spera invece di arrivare a una soluzione che dovrebbe scaturire da un incontro chiesto per la prossima settimana al sottosegretario all’Istruzione Angela D’Onghia.

Intanto c’è il fuggi fuggi generale dei docenti, che dopo 15 mesi senza stipendio hanno fatto domanda di trasferimento altrove: unica strada per assicurarsi una remunerazione. Non è pensabile stringere i denti altri due anni? Lo abbiamo chiesto ai docenti. Il maestro Giuseppe Oreglia, docente di violino da trent’anni, ha replicato con un’altra domanda: «Stringere i denti significa aggiungere altre decine di mesi ai 15 senza stipendio già trascorsi? Le famiglie sono già largamente provate da 15 mesi senza stipendio», ha detto Oreglia, «il trasferimento è l’ultimo approdo che abbiamo dopo mesi di problemi e disagi enormi».

Ma al di là degli stipendi c’è altro in ballo a giudizio di Luisa Arpa, docente di pianoforte al Braga da 35 anni: «Chi salverà 120 anni di storia che si stanno smantellando con la perdita del Braga? Dov’è quello spessore politico chiamato a trovare soluzioni di lungo periodo? Non c’è capacità di pensare al futuro, ma solo soluzioni tampone. La politica che ha fatto ricorso contro l’articolo della statizzazione che impone il contributo agli enti per altri due anni si è data la zappa sui piedi. Eppure la statizzazione è a un passo». «Questa classe politica», dice ancora provocatoriamente Oreglia, «vuole essere ricordata nella storia come quella che dopo il teatro ha fatto sparire il Braga insieme alle altre istituzioni che si stanno perdendo?».

Infine c’è il problema sede. Anche qui, secondo i docenti, la politica nicchia. «Eppure ci sono ordinanze ministeriali che concedono fondi per la ristrutturazione delle sedi», incalza Francesco Capanna, portavoce del comitato. «Perché si pagano tanti dirigenti amministrativi che non sono in grado di intercettare i fondi? Noi siamo ancora in attesa di sapere se avremo una sede da ottobre». Su questo fronte si stanno aprendo spiragli da parte della Provincia dopo che sono sfumate le ipotesi del Forti e dell’Ipsia. Ora si fa largo l'idea di ospitare il Braga nella sede del convitto Delfico, ma i requisiti della struttura per ospitare le attività musicali devono essere verificati.

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