Teramo: imputato fantasma in aula dopo 17 anni

Il caso di un albanese di 43 anni dai mille nomi accusato per un reato che nel frattempo si è anche prescritto
TERAMO. Imputato fantasma, reato prescritto. A 17 anni dall’accusa di aver fatto una rapina (reato poi riqualificato in furto aggravato) nella villa di un noto imprenditore dovrà nuovamente essere processato per un reato che però nel frattempo si è prescritto. Rituali e paradossi della giustizia italiana. Capita a un 43enne dai mille nomi (senza un'identità accertata) inizialmente accusato della rapina. L'uomo però venne cercato con un solo nominativo (e non con tutti quelli che risultavano in capo a lui) e fu dichiarato irreperibile, e quindi contumace. La sentenza venne riformata con i giudici in appello che riqualificarono il reato da rapina a furto aggravato, concedendo le attenuanti generiche e riducendo la pena e ad un anno e sei mesi. Ma l'incertezza dell'identità e l'erronea dichiarazione di irreperibilità dell'imputato, secondo la Corte d'Appello dell'Aquila, "hanno comportato una palese ed evidente violazione del diritto di difesa» dell'uomo". La sentenza venne riformata con i giudici in appello che riqualificarono il reato da rapina a furto aggravato, concedendo le attenuanti generiche e riducendo la pena e ad un anno e sei mesi. Risultato, il caso dopo 17 anni è tornato al tribunale di Teramo dove si è aperto il nuovo processo con i giudici che hanno disposto il rinnovo delle relative notifiche: l’uomo oggi è irreperibile. E il reato (di furto) è prescritto.
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