Teramo-mare crollata, quattro condanne

11 Dicembre 2014

Otto mesi ciascuno a costruttori e dirigenti dell’Anas, respinta la richiesta di risarcimento danni dell’azienda stradale

TERAMO. Il primo tratto, quello che collega Teramo a San Nicolò, fu ultimato nel 1989. Da quel momento passarono ben 17 anni prima che vedessero la luce il secondo e il terzo lotto, ultimati rispettivamente nell'agosto e nel dicembre del 2006: 17 anni per una superstrada che avrebbe dovuto collegare in tempi rapidi il capoluogo alla costa ma che ancora oggi resta parzialmente incompiuta e che nell'arco di appena quattro anni ha visto ben due crolli, sfiorandone un terzo.

Ed è proprio sulla vicenda giudiziaria relativa al primo crollo, quello del 2009, che ieri il giudice Roberto Veneziano ha messo la parola fine, condannando in primo grado ad otto mesi per crollo colposo (pena sospesa) tutti i quattro imputati: Fortunato Capulli, direttore dei lavori dell'Anas, Egidio Colagrande, direttore delegato dei lavori Anas, Pietro Cosentino, procuratore speciale delle imprese esecutrici dell'opera e Alfonso Giuseppe Di Giunta, direttore tecnico dei lavori.

E se per conoscere le motivazioni della condanna bisognerà aspettare almeno 30 giorni, la sentenza sembra accogliere in pieno l'impianto accusatorio della procura per la quale il crollo ci sarebbe stato in quanto l'opera non sarebbe stata realizzata rispettando le prescrizioni previste per la costruzione di strade in prossimità di corsi d'acqua. Ed anche perché non sarebbero stati utilizzati materiali idonei come ad esempio il cosiddetto "rilevato" stradale. Un convincimento al quale la procura era arrivata anche a fronte di una corposa perizia affidata ad un consulente esperto, con la stessa Anas che nella precedente udienza, dopo essersi costituita parte civile nel processo, aveva avanzato una richiesta di risarcimento danni sia materiale che per danno d'immagine. Richiesta che è stata però rigettata dal giudice Veneziano.Il crollo per il quale erano finiti a processo i quattro imputati risale al 2009, quando il pomeriggio del 22 aprile un tratto di carreggiata del secondo lotto, in direzione Giulianova, scomparve inghiottito dalle acque. A scongiurare il dramma la prontezza di una pattuglia della polizia stradale, che riuscì a fermare il traffico e chiudere la strada. Una vicenda che, dal punto di vista giudiziario ha visto ieri la sua conclusione, almeno in primo grado, ma che nel corso degli anni è stata seguita da altri numerosi problemi strutturali che hanno interessato la superstrada. Se nel 2011 a rischiare di franare fu infatti il tratto tra Sant'Atto e Castellalto, a novembre dello scorso anno a crollare fu la bretella di Bellante, con tanto di apertura di una nuova inchiesta. Procedimenti giudiziari a parte resta la storia di una superstrada che, a distanza di oltre 20 anni continua a far discuteree che rientra a pieno titolo tra le opere infrastrutturali mai completate. Con il collegamento tra il capoluogo e la costa che ancora oggi sembra quasi un'utopia.

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