Teramo, medico abusivo nel reparto di Neurologia: la Procura sente 63 pazienti

Sono quelli sottoposti ad elettromiografia dalla dottoressa senza contratto né assicurazione impiegata nel reparto

TERAMO. I pazienti entrano nell’inchiesta sul medico fantasma del reparto di neurologia dell’ospedale Mazzini. Lo fanno come persone informate sui fatti e in questa veste nei prossimi giorni saranno interrogati su disposizione della procura.

I loro nomi sono quelli trovati sulle 63 cartelle cliniche sequestrate dai carabinieri nel blitz di dieci giorni fa . Si tratta di elettromiografie eseguite ogni lunedì pomeriggio dall’arrivo del primario Antonino Uncini. Referti che risultano firmati dallo stesso medico ma che, secondo la procura, potrebbero essere stati redatti dalla dottoressa che non avrebbe avuto alcun titolo per eseguire l’esame. Collaboratrice del primario all’università di Chieti, dove Unicini è docente ordinario di neurologia, (ora in aspettativa), la dottoressa non ha un contratto con la Asl di Teramo e non ha nemmeno l’autorizzazione dell’azienda a frequentare il reparto, nè tantomeno l’assicurazione per esercitare l’attività.

Le testimonianze dei pazienti, dunque, diventano fondamentali nella ricostruzione dei fatti e per questo il pm Davide Rosati (titolare del caso insieme al procuratore Gabriele Ferretti) disporrà la loro audizione. Dai turni del personale (acquisiti dai carabinieri) risulta che il primario ogni lunedì pomeriggio era in servizio. E anche lunedì 19, giorno del blitz, ma i carabinieri nel reparto non l’hanno trovato. A fare gli esami, oltre al tecnico dipendente della Asl, c’era la dottoressa. Le testimonianze dei pazienti serviranno per capire chi hanno trovato in ambulatorio per eseguire l’esame.

Secondo l’accusa della procura da settembre la dottoressa-fantasma era presente quasi sempre proprio per eseguire le elettromiografie. Si tratta di esami molto invasivi, in quanto è previsto l’uso di un ago per esaminare i muscoli. E’ evidente che, fatte salve le capacità professionali della dottoressa, un qualsiasi incidente avrebbe potuto avere conseguenze devastanti per lei e per la stessa azienda sanitaria. La procura ipotizza i reati di truffa e abuso d’ufficio e nei prossimi giorni dovrebbero essere notificati i primi avvisi di garanzia nell’ambito di un’inchiesta che è la sesta aperta sull’Asl teramana. In quattro di queste è indagato anche il direttore generale Giustino Varrassi nei confronti del quale la Regione ha di recente avviato le procedure per la rescissione del contratto.

Intanto, proprio qualche giorno, la Asl ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del primario Uncini. Un atto intrapreso dal direttore del dipartimento discipline mediche, Dario Di Michele, dopo la notizia del blitz del 19. Ora la pratica passa all’ufficio procedimenti disciplinari dell’azienda, che aprirà un’istruttoria sul caso.

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