Teramo: pregò per la bimba morta, grazie da genitori e polizia

La mamma e il papà della piccola Diana scrivono a Gabrielli per sottolineare l’umanità del vice comandante Bernardi. E i vertici del Corpo lo elogiano
TERAMO. Le parole si muovono tra le ferite perchè un anno dopo la bambina che non c’è più è in mille parole, ricordi, azioni. Come quella che spinge i suoi genitori a prendere carta e penna per ringraziare il poliziotto che nel giorno in cui la loro Diana se n’è andata per sempre – nell’auto finita contro un Tir a Basciano – ha fatto quello che avrebbe fatto ogni papà: una preghiera con gli altri soccorritori.
Perchè il sostituto commissario Antonio Bernardi, 56 anni, pugliese, vice comandante della polizia stradale di Teramo, più di 30mila incidenti stradali rilevati in 33 anni di servizio, una sola cosa ripete a chi gli chiede come si faccia a guardare sempre la morte in faccia: «Faccio il mio dovere, ma sono un padre di famiglia e ogni incidente mi resta nel cuore»
E Glulio Scarpantonio e Emilia Tomolati, i genitori della piccola Diana, così lo raccontano nella lettera inviata al capo della polizia Franco Gabrielli che, insieme al direttore della polizia stradale Giuseppe Bisogno e al questore Enrico De Simone, ringrazia quel poliziotto «con l’orgoglio di chi essendo al vertice della polizia constata la grande umanità degli uomini e delle donne che ne fanno parte».
Quel 4 agosto di un anno fa la famiglia tornava a casa quando ci fu quello scontro con il Tir per un improvviso malore del papà che era alla guida (così hanno accertato le successive indagini). Diana, nove anni, morì sul colpo. Mamma, papà e le altre due figlie piccole in ospedale.«Abbiamo a che fare per il lavoro che svolgiamo (siamo entrambi infermieri) con la vita e purtroppo non di rado di capita di imbatterci con la morte», scrivono i genitori a Gabrielli, «sappiamo e conosciamo quanto valore c’è dietro un sorriso, una carezza e sappiamo anche quanto queste abbiano la capacità di rendere certi addii più lievi. Abbiamo toccato con mano la profonda umanità di un uomo, di un poliziotto encomiabile e di un padre di famiglia che si commuove per gli altri e che in maniera integerrima fa il suo dovere. Un uomo con un grande senso del dovere, ma soprattutto dell’umanità. Ci hanno riferito dell’estremo saluto che Antonio Bernardi insieme ai colleghi e ai soccorritori ha voluto rendere alla nostra bambina».
La storia si riavvolge sempre su se stessa e quando, qualche mese fa, hanno letto che quello stesso poliziotto ha estratto una bambina dalle macerie di Pescara del Tronto devastata dal terremoto hanno pensato che, forse, niente avviene per caso. E per far scorrere di nuovo la vita, nel giorno del primo anniversario senza la loro Diana, hanno preso carta e penna per fissare parole e pensieri, per ricordare quell’uomo che ha pregato per la loro figlia come avrebbe fatto ogni genitore. «Ci piace pensare a quella bambina come a nostra figlia e alle braccia del suo salvatore come tante mani che ti afferrano per indicarti la via da seguire, che illuminano la strada quando sei al buio e che ti fanno capire che, in fondo, la prerogativa dell’essere umano è e rimarrà l’umanità» scrivono Giulio ed Emilia.
In questo anno i genitori di Diana hanno più volte incontrato Bernardi anche se gli obbligati passaggi giudiziari scivolano sulle ferite perchè nulla potrà mai essere come prima per un papà e una mamma che sopravvivono alla morte di una figlia. «Con la commozione del padre di famiglia», concludono i genitori di Diana, «non ha lesinato parole buone, sguardi commossi rispettando sempre il nostro dolore». Perchè ci sono gesti che raccontano, silenzi che spiegano più di tante parole. Come la preghiera di un poliziotto per una bambina morta a nove anni in un incidente stradale.
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