Teramo. Ricatto sessuale con le foto osé: «Paga o le mostro ai tuoi figli»

Una 23enne condannata a due anni e due mesi per estorsione all’uomo conosciuto sui social.
Si fa mandare immagini nude di lui e lo costringe a fare due versamenti di 600 euro sulla Postepay
TERAMO
Nei tempi dominati da social e selfie estorsioni e ricatti corrono e si moltiplicano nella rete sempre più terra di nessuno. Reati tentati, consumati, raccontati nelle aule di giustizia dove le storie diventano processi e sentenze. Come in questo caso: una giovane donna che in primo grado è stata condannata a due anni e due mesi perché accusata di aver estorto 600 euro a un professionista teramano 53enne che le aveva mandato delle sue foto intime. Una volta ottenute le immagini (che l’uomo le ha inviato attraverso “Telegram”) lei loha minacciato: «O mi paghi oppure le invio ai tuoi figli». E lui ha pagato.
La donna, (R.H.B., 23enne della Costa d’Avorio), è stata condannata al termine di un rito abbreviato che si è volto davanti al giudice Roberto Veneziano.
Secondo l’accusa i fatti si sono verificati nel 2024 nell’entroterra teramano. La donna, che vive fuori regione, dopo aver contattato l’uomo su Instagram aveva avviato con lui una relazione. Successivamente, nell’ambito del rapporto, aveva chiesto all’uomo di mandarle delle foto delle sue parti intime. Una volta ottenute aveva minacciato l’uomo di diffonderle a familiari e conoscenti, in particolare ai figli, qualora non le avesse inviato dei soldi. L’uomo, proprio in seguito a questa richiesta, aveva provveduto a effettuare due ricariche dell’ammontare rispettivamente di 500 e cento euro sulla Postepay intestata alla donna. Successivamente, secondo una ricostruzione, la donna avrebbe fatto anche altre richieste a cui l’uomo non avrebbe risposto. A questo punto il 53enne, intuendo che probabilmente le richieste sarebbero aumentate, ha presentato denuncia alle forze dell’ordine. Sono scattati gli accertamenti e un primo rapporto in Procura.
La donna è stata indagata per estorsione e a chiusura delle indagini ha presentato richiesta di rito abbreviato che, in caso di condanna, prevede la riduzione di in terzo della pena. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni.
Si tratta di uno di quei procedimenti diventati sempre più frequenti dopo l’entrata in vigore della legge sul cosiddetto “Revenge porn” che ha introdotto due fattispecie di reato diverse: la diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate da parte di chi queste immagini le ha realizzate e da parte di chi le riceve e contribuisce alla loro ulteriore diffusione «al fine», si legge nella legge, «di creare nocumento alle persone rappresentate».
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