Teramo, Rosci si difende: "Non sono un pericoloso capo-ultrà"

La Repubblica mette il candidato teramano nell’elenco dei dieci più a rischio in Italia: Rifondazione insorge

TERAMO. Per "La Repubblica" e altri giornali in edicola ieri Davide Rosci è come Genny 'a carogna o “Gastone”. Il quotidiano ha inserito il nome del giovane tifoso teramano, che sta scontando agli arresti domiciliari la condanna a sei anni per incidenti durante una manifestazione degli Indignati a Roma, nella top ten dei capi ultrà più pericolosi d'Italia. La presenza di Rosci nella classifica, stilata dopo gli scontri tra opposte tifoserie che sabato hanno preceduto la partita di calcio tra Fiorentina e Napoli, probabilmente è dovuta proprio alla pesantissima pena che gli è stata inflitta. Per Rifondazione comunista, il partito che ha candidato il tifoso e militante antifascista teramano nella lista per la Regione, si tratta però di un'assurdità. «E' la dimostrazione che nei confronti di Davide», spiega Maurizio Acerbo leader regionale del Prc e in corsa come aspirante governatore abruzzese, «è stata avviata una campagna mediatica da “sbatti il mostro in prima pagina”». Rosci, per il rappresentante di Rifondazione, non è per nulla paragonabile a capi ultrà violenti e spesso collussi con organizzazioni malavitose. «Davide è il contrario di quei personaggi», osserva Acerbo, «ha portato tra i tifosi e tra i giovani consapevolezza politica e sociale e se ci sono locali e iniziative nate anche grazie a lui, questo è un fatto rilevante». Acerbo riportata l'attenzione anche sulla pena che sta scontando il giovane teramano: «E' stato condannato a sei anni di carcere per una foto, senza alcuna prova sulla base di una norma risalente al fascismo e che andrebbe abolita». Proprio la vicenda in cui è incappato Rosci, arrestato nel 2011 e trasferito in vari carceri prima di ottenere gli arresti domiciliari, ha motivato la sua candidatura alla Regione che per il Prc e per il comitato di sostenitori del giovane ha il valore di una denuncia sociale e politica.

Nel pomeriggio sono poi arrivate anche le dichiarazioni dello stesso Rosci, che ha inviato una mail sul caso che lo riguarda.Polemizzando con i giornalisti che «hanno inserito il mio nome tra i 10 ultras padroni(?) delle curve d'Italia e ha definito la curva del Teramo la più rossa dello stivale», Rosci afferma: «Come si fa a dire che la curva del Teramo è la più rossa d'Italia se è noto a tutti che è totalmente apolitica? Da dove arriva questa notizia? Forse da chi cerca di mischiare il mio attivismo politico con la passione per la gradinata che ho da sempre». Non ci sono mai stati vessilli politici nella curva , sostiene Rosci, «ed è da sempre una prerogativa degli ultras del Teramo quella di lasciare fuori la politica dagli stadi, perché ritenuta un male assoluto.Che io sia comunista è poi una cosa che non ha nulla a che fare con la curva, visto che la politica non la facciamo entrare e inoltre di cosa sarei padrone?».

Come Acerbo, anche Rosci parla di «mostro da sbatere in prima pagina» e invita lastampa a informarsi meglio prima di scrivere certe cose. «Su quanto accaduto a Roma sabato scorso», aggiunge, «non c'è dubbio che sia stato un fatto grave da condannare, ma non si viene a capo del problema con la sola repressione. Il calcio deve tornare ad essere uno sport popolare e per farlo bisogna che tutti capiscano che l'ingranaggio del gioco più bello del mondo si è rotto e a romperlo non sono stati solo gli ultras, anzi. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità: gli ultras cacciando dalle curve le mele marce ed educando ai valori nobili che contraddistinguono tante tifoserie, le Forze dell'Ordine mettendo i numeri sui caschi, il Viminale togliendo la tessera del tifoso che a nulla ha portato se non al calo degli spettatori, e la lega Calcio mettendo un tetto agli stipendi dei calciatori e abbassando i prezzi dei biglietti».

Gennaro Della Monica

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