Teramo, scambio di pazienti e fa l’esame sbagliato

9 Settembre 2014

La denuncia della figlia: mia madre doveva fare l’ecodoppler alle carotidi ed è stata sottoposta invece a colonscopia

TERAMO. Attendere in un letto di ospedale per un ecodoppler alla carotide e ritrovarsi a essere sottoposti a gastroscopia e colonscopia in un sol colpo, senza poter far nulla per impedirlo, non avendo mai chiesto un esame di questo tipo e quindi senza aver seguito l’iter necessario per prepararsi a uno degli esami più fastidiosi a cui un paziente possa sottoporsi (dieta particolare e ausilio di lassativi). E soprattutto, ritrovarsi senza l’esame fondamentale per il quale si è atteso oltre 15 giorni in un reparto d’ospedale.

Succede al Mazzini di Teramo. Al centro di un episodio di presunta malasanità c’è una donna cardiopatica di 79 anni, ricoverata domenica 24 agosto per un’ischemia e venerdì scorso portata per un esame mai chiesto nel reparto di gastroenterologia anziché in quello al piano terra di cardiologia. A raccontare l’episodio è la figlia dell’anziana paziente, Sandra, che con il suo pancione di nove mesi si è trovata a correre a destra e a manca per capire a cosa fosse stata sopposta la madre, trovata nel suo letto «senza forze e senza voce». E se non fosse stata la conversazione ascoltata tra la paziente del letto di fronte e sua figlia, Sandra non avrebbe mai capito che sua madre è stata vittima di uno scambio di pazienti.

Non è successo nulla di grave, per carità; «anzi, come mi è stato fatto notare, ora mia madre si ritrova con una botta sola una gastroscopia e una colonscopia che ha pure fatto rilevare un piccolo polipo», ricostruisce la giovane, «se non fosse che mia madre è cardiopatica, infatti prende tutti i giorni il Cumadin (farmaco anticoagulante, ndr) e non può essere sottoposta a esami con tale leggerezza. E se l’anestetico somministrato fosse stato letale per mia madre che non era stata sottoposta a visita preventiva con l’anestesista?».

A andiamo con ordine. Il 24 agosto Sandra va a trovare la madre e la trova incosciente sul divano. «L’ho portata di corsa al Pronto soccorso, dove il medico di turno supponeva che avesse fatto uso di alcol e di psicofarmaci. Ma mia madre ha 79 anni ed è malata di cuore, non può assumere queste due sostanze». «Ho dovuto molto insistere per ottenere un esame più approfondito», aggiunge, «ossia una tac dalla quale è emerso che c’era stata una breve mancanza di ossigeno. Il neurologo non ha avuto dubbi: era stata colta da un’ischemia e doveva, a suo parere, essere ricoverata d’urgenza».

«La dottoressa invece non era d’accordo», prosegue, «e parlava di sovraffollamento dell'ospedale. Le ho spiegato con insistenza che mia madre è malata, e così è stata ricoverata “in appoggio” nel reparto di Ginecologia. Qualche giorno dopo e in attesa di essere sottoposta all’ecodoppler, l’hanno trasferita a Medicina». Ed è qui che avviene l’episodio che, se non avesse un retroscena drammatico, potrebbe essere definito pirandelliano. Sandra va a trovare la madre, la trova «senza forze» e cerca di farsi raccontare cosa è successo. Con un filo di voce l’anziana signora ricostruisce: «Ho visto che mi preparavano per la colonscopia, ho ripetuto più volte che non era l’esame per il quale ero in attesa, ma non mi hanno ascoltato». Fino a quando «mi hanno spruzzato un farmaco in bocca e poi mi fatto un’iniezione endovena». L’anestesia, detto in poche parole.

La donna si risveglia senza ecodoppler mentre la compagna di stanza senza i suoi esami per i quali si stava preparando, a digiuno, da diversi giorni. Ora Sandra, che sa bene che «l’errore è umano», ha deciso che si rivolgerà al tribunale del malato. Intanto ieri i primari di Medicina, Dario Di Michele, e di Gastroenterologia Antonio Astolfi, si sono scusati con la giovane futura mamma. «Apprezzo il gesto», dice, «ma voglio ugualmente tutelare il nostro diritto a essere curati con efficienza e attenzione».

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