Teramo va verso il 65% di differenziata

La città potrebbe superare la soglia imposta dalla legge a fine anno, ma a luglio c’è stata una battuta d’arresto
TERAMO. Teramo avanza faticosamente verso la soglia del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti, e secondo la proiezione della Team – aggiornata a fine luglio e basata sulla media dei primi sette mesi – potrebbe superarla a fine anno. Sarebbe un traguardo storico per la città e le consentirebbe di accedere finalmente alle agevolazioni fiscali previste dalla legge. In questo percorso c’è stata, però, una brutta battuta d’arresto a luglio. Alla fine del mese scorso la percentuale di rifiuti differenziati si è attestata al 63,77%, quasi cinque punti in meno dello stesso mese dell’anno scorso (68,38%). Un dato che sarebbe estremamente allarmante se la sua causa non fosse ancora tutta da chiarire.
Il presidente della Teramo Ambiente, Luca Ranalli, appare tranquillo: «Quella di luglio è un’anomalia. Va verificato il perché di un dato così basso, lo potremo riscontrare solo quando avremo i numeri definitivi di agosto. Potrebbe essere semplicemente che dal nostro centro di Carapollo non siano partiti dei Tir, con i formulari sui quali viene elaborato il dato, perché qualche centro di raccolta era chiuso».
In generale, Ranalli è convinto che a Teramo, in tema di differenziata, si possa e si debba fare di più. «È vero che stiamo raggiungendo la soglia del 65%, che era l’obiettivo minimo fissato dalla legge e che, una volta raggiunta, ci darebbe agevolazioni fiscali e minori costi. Ma, guardando quello che sta facendo l’Ecotedi a Giulianova, penso che a Teramo si possa puntare al 70%. Lo si può fare migliorando l’efficienza dei sistemi ma anche reprimendo i comportamenti incivili».
Analizzando il perché, dopo anni di raccolta porta a porta, a Teramo la percentuale di differenziata non sia decollata, e anzi da anno ad anno sia anche regredita (è accaduto tra il 2016, chiuso al 63,30%, e il 2017, chiuso al 62,54%), Ranalli dice: «Il venir meno con la crisi di molte attività industriali ha avuto il suo peso. Ora a Teramo sono in arrivo grossi insediamenti commerciali come quello del Globo e quello nell’ex Villeroy, l’azienda dovrà fare una buona politica commerciale con questi nuovi clienti». Ma per il presidente Team la vera soluzione per aumentare le percentuali e ridurre i costi del servizio è un’altra. «È importante avere impianti di prossimità», dice, «e la speranza del dirigente regionale Gerardini che venga presto riaperto il Cirsu è condivisa. Ma per ora è solo un auspicio. Servirebbe come il pane un biodigestore, visto quanto è arrivato a costare l’umido (a noi costa 140-145 euro a tonnellata). Se la Regione concedesse a Teramo un impianto di biodigestione, in grado di recuperare dai rifiuti biogas e biocarburante, il discorso si farebbe interessante. La piattaforma già prevista per le frazioni differenziate secche? Va bene ma è un contentino, non è con il secco che guadagniamo».
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