Teramo, violenza e molestie alla moglie del nipote: condannato 58enne

Due anni tre mesi di pena: si masturbava davanti a lei anche quando c’era il figlio di cinque anni
TERAMO. Aveva preso una sbandata per la giovane moglie del nipote, ma le sue attenzioni – mai ricambiate – erano morbose e lo avevano portato a molestare pesantemente la ragazza fino compiere atti sessuali davanti a lei, anche quando la ragazza era insieme al figlio di appena 5 anni.
L’uomo, un 58enne residente in un piccolo centro del Teramano (non pubblichiamo il nome per tutelare la giovane donna e il bambino), è stato condannato ieri dal giudice Massimo Biscardi a due anni e 3 mesi di reclusione per i reati di violenza sessuale e atti persecutori, il cosiddetto stalking. L’uomo dovrà anche pagare i danni alla donna – che si è costituita parte civile nel processo, assistita dall’avvocato Giacinta Cingoli – in una misura che sarà stabilita in un altro giudizio; intanto il giudice ha stabilito nella sentenza che l’uomo deve pagare una provvisionale di cinquemila euro oltre alle spese processuali.
Un’escalation di molestie a sfondo sessuale e atti di violenza sempre più pesanti: questo il quadro ricostruito dall’accusa per un periodo di circa tre anni. Un periodo da incubo per la giovane madre che nel 2013 si decise a denunciare lo zio del marito per porre fine a una situazione ormai insostenibile che aveva pesantemente coinvolto anche il figlio di 5 anni.
L’uomo aveva cominciato con dei complimenti molesti e fin troppo espliciti apprezzamenti del corpo della donna, alla quale chiedeva insistentemente di avere un rapporto con lui.
Poi era passato agli atti sessuali, masturbandosi davanti a lei ogni volta che ne aveva l’occasione, cosa che poteva capitare facilmente essendo vicini di casa. Quando la donna si affacciava al balcone per stendere i panni, l’uomo si calava i pantaloni e iniziava a a masturbarsi, incitando la dona a fare altrettanto e a raggiungerlo. Quando la incontrava a tu per tu le faceva discorsi osceni, anche davanti al bambino, pesanti allusioni sessuali e in qualche occasione a masturbarsi anche in presenza del piccolo.
Una situazione che aveva costretto la ragazza a cambiare radicalmente le sue abitudini di vita per evitare di incontrare il parente del marito ed essere sottoposta a umilianti molestie, e soprattutto per evitare che il figlio potesse ancora ascoltare o addirittura assistere ad oscenità. Un cambiamento talmente radicale da indurla a comprare un’altra casa per allontanarsi dal suo persecutore. Una vita d’inferno alla quale ha poi posto fine decidendosi a denunciarlo. (e.a.)
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