Terapia del dolore, seimila prestazioni

Il servizio del Mazzini compie dieci anni. In continua crescita le attività che svolge per alleviare la sofferenza cronica
TERAMO. Il dolore cronico è una difficile condizione di vita che interessa un italiano su quattro. Una situazione di sofferenza che in media dura più di sette anni. Ecco come il servizio di terapia del dolore diventa centrale nella vita di molti. E non è un caso che il servizio del Mazzini, che ha compiuto i dieci anni di vita, abbia un numero di pazienti in continua crescita.
Prima del 2009 gli anestesisti dell’ospedale di Teramo praticavano terapie antalgiche nei ritagli di tempo, dieci anni fa venne creato un vero e proprio servizio, inizialmente aperto qualche ora a settimana.
Ora il servizio di terapia del dolore è una unità semplice il cui responsabile è Roberto Berrettoni – all’interno dell’unità complessa di anestesia e rianimazione diretta da Stefano Minora – che conta, nel 2018, di arrivare almeno a 5.700 prestazioni.
«Svolgiamo un’attività sia di consulenza per i reparti ospedalieri», spiega Berrettoni, «sia per i pazienti cronici esterni. Ora l’attività è articolata su 8 turni a settimana: l’ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì tutto il giorno, tranne il mercoledì e venerdì, quando è aperto solo di mattina». Due medici e due infermieri svolgono un’ampia gamma di prestazioni – fino a 40 al giorno – con l’obiettivo di portare sollievo a chi soffre. «Il dolore non dovrebbe cronicizzarsi», sottolinea Berrettoni, «altrimenti poi te lo porti tutta la vita. L’ideale sarebbe intervenire subito e bene sul dolore acuto. Ma questo spesso non avviene: il paziente fa una serie di giri prima di arrivare qui e nel frattempo il dolore si è cronicizzato. Basilare, a questo riguardo, è il filo diretto stretto con i medici di base – ottenuto grazie a una lunga serie di convegni sul territorio – che ci inviano subito i pazienti che avvertono dolore acuto. E ora siamo un punto di riferimento per larghe fasce sociali».
Il servizio tratta tutti i tipi di dolore, dall’oncologico alle cefalee, alle nevralgie del trigemino, al dolore osteoarticolare. «Usiamo molti tipi di metodiche, dall’agopuntura alla radiofrequenza lesiva e alla peridurolisi che sono due tecniche fatte in sala operatoria sotto la guida radiologica. La radiofrequenza ad esempio è una metodica che va ad agire tramite la somministrazione di una corrente elettrica particolare sulle terminazioni nervose causa del dolore in un determinato distretto. E’ una procedura piuttosto complessa che non si fa sempre nella sanità pubblica». E accanto a metodiche tradizionali come quelle appena citate o la mesoterapia e le infiltrazioni in diverse parti del corpo, Berrettoni cita anche l’uso di cannabis terapeutica. «Non è una panacea», spiega, «non ha cioè un’efficacia superiore agli altri oppiacei nel controllo del dolore, ma allevia alcuni disturbi collaterali, come la nausea o l’insonnia». E ovviamente non si consuma fumandola, ma si assume di solito con infusi o capsule.
Molti pazienti sono anziani, intorno all’80%, e sono quelli che accusano soprattutto dolore osteoarticolare artrosico. Ma ci sono anche molte donne, soprattutto per le fibromialgie, patologie tipicamente femminili che si manifestano con un dolore diffuso senza una causa ben precisa, insieme alle cefalee. In molti casi il servizio collabora con alcune specialistiche, soprattutto ortopedia, chirurgia vascolare e neurochirurgia.
Il servizio di terapia del dolore, in definitiva, ha una valenza sociale sotto diversi punti di vista. Innanzitutto alleviando le sofferenze causate dal dolore porta giovamento a pazienti che spesso hanno vagato alla ricerca di una soluzione, riducendo la mobilità passiva verso altre strutture sanitarie. Inoltre riducendo il dolore elimina una causa fortemente invalidante per il paziente e quindi anche l’astensione dal lavoro per malattia.
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