Tercas, annullato un altro licenziamento

14 Settembre 2016

Il giudice reintegra una dipendente accusata di essere una delle “talpe” dell’ex dg Di Matteo

TERAMO. Un altro pronunciamento della magistratura del lavoro a favore degli ex dipendenti della Banca Tercas. Il giudice Giuseppe Marcheggiani ha annullato il licenziamento di un’altra presunta “talpa”. Si tratta di una dipendente che a febbraio del 2014 era stata licenziata da Banca Tercas nel periodo della gestione commissariale di Riccardo Sora nell'ambito dei procedimenti disciplinari scattati nei confronti di alcuni dipendenti accusati di aver fornito notizie riservate all'ex direttore generale Antonio Di Matteo. Il licenziamento di D.B. (assistita dall’avvocato Fabrizio Acronzio) è stato annullato dal giudice che ha condannato Banca Tercas (oggi acquisita dalla Popolare di Bari) a reintegrare la dipendente nel posto di lavoro precedentemente occupato e a risarcirle il danno causato dal licenziamento quantificato in 12 mensilità. Alla donna, in particolare, veniva contestato di aver fornito a Di Matteo, consegnandola ad un altro dipendente Tercas che gliel'avrebbe successivamente fatta avere, una perizia estimativa su un immobile, divulgando dunque notizie riservate, e di aver scambiato con l'ex dg alcuni sms a cui la banca attribuiva una portata lesiva nei confronti dello stesso istituto di credito. Circostanze che, per il giudice del lavoro, sono «inidonee ad integrare gli estremi di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo del licenziamento, che va dunque annullato, prestandosi ad essere valutate quali addebiti disciplinari minori, per cui l'attrice avrebbe potuto essere assoggettata a sanzioni conservative, pur in difetto di tipizzazione degli illeciti nel codice disciplinare la cui carenza lascia impregiudicato l’onere datoriale di provare l’adeguatezza della sanzione rispetto all’entità dell’infrazione». E’ il terzo pronunciamento di questo genere a favore dei dipendenti. Un altro è stato firmato dal giudice del lavoro Maria Rosaria Pietropaolo che ha accolto il ricorso di un altro degli otto dipendenti che vennero licenziati nel febbraio del 2014 perché accusati di avere fornito a Di Matteo informazioni riservate sull’attività della banca. In precedenza anche il giudice Marcheggiani aveva accolto un altro ricorso condannando la banca a pagare un risarcimento, ma senza reintegra nel posto di lavoro perché nel frattempo il dipendente licenziato aveva trovato un impiego in un altro istituto di credito.(d.p.)

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