Tercas, in aula le prime difese
Dichiarazioni spontanee di Samorì dopo la richiesta di processo
TERAMO. Confermata la richiesta di rinvio a giudizio per tutti i 15 imputati fatta dal pm Francesca Loi, nell’udienza preliminare in corso a Roma sul crac della Tercas iniziano le prime arringhe dei difensori. Nell’udienza di ieri – interrotta a metà mattinata per l’anticipata chiusura del tribunale a causa delle limitazioni di traffico previste per il derby pomeridiano Lazio-Roma – hanno parlato l’avvocato Riccardo Olivo, legale di Giampiero Samorì l’avvocato-imprenditore modenese, candidato di un movimento di centrodestra alle scorse elezioni politiche. E ieri davanti al gup Giulia Proto Samorì ha reso dichiarazioni spontanee. Nell’udienza di ieri hanno iniziato a parlare anche gli avvocati Gianfranco Jadecola e Francesco Vassalli, difensori dell’ex presidente Lino Nisii a cui viene contestato il reato di ostacolo alla vigilanza. Concluderanno le loro arringhe nella prossima udienza. Nella sua requisitoria il pm si è soffermato in particolare sul ruolo avuto dall’ex direttore generale Antonio Di Matteo nel crac e sul «patto scellerato» tra questi e alcuni imprenditori ai quali erano state concessi prestiti rilevantissimi pur in assenza di accettabili requisiti di garanzia. Una condotta, ha ribadito più volte il pm, che ha avuto come conseguenza il crac della banca. Con l’arrivo di Di Matteo, ha osservato ancora il pm, il portafoglio crediti della Tercas si è prosciugato determinando il buco che, in seguito, il commissario della Banca d’Italia Riccardo Sora quantificherà in oltre 600 milioni.
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