Tercas, inizia il processo per il crac della banca

13 Gennaio 2016

Oggi la prima di una lunghissima serie di udienze per Di Matteo, Nisii e gli altri Non è escluso che gli avvocati sollevino l’eccezione della competenza territoriale

TERAMO. Crac Tercas, è il giorno del processo davanti al tribunale di Roma. Il primo di una lunga, forse lunghissima serie di giornate e di udienze nelle quali prevedibilmente si dipanerà il dibattimento per una vicenda complessa sia dal punto di vista tecnico che giuridico. Un vicenda che ha segnato profondamente la storia teramana recente, la sua economia, il suo più importante istituto bancario, la Fondazione che ne era proprietaria, centinaia e centinaia di risparmiatori che hanno perso tutto con l’azzeramento delle azioni della banca.

Quattordici gli imputati, che a vario titolo devono rispondere di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, appropriazione indebita, ostacolo alle funzioni della vigilanza. L’imputato principale è l’ex direttore generale Antonio Di Matteo, l’unico al quale vengono contestate tutte queste imputazioni, l’uomo che per gli inquirenti sarebbe stato il vero dominus di tutta la storia, il principale responsabile della dissennata gestione del credito che ha portato ad accumulare oltre 600 milioni di perdite. L’altro imputato eccellente è l’ex presidente Lino Nisii, che però deve rispondere solo del reato di ostacolo alla vigilanza.

Quella di oggi è la cosiddetta udienza-filtro, ma non si tratta solo di un passaggio tecnico di scarsa importanza, tutt’altro: ammissione delle prove, elenco dei testimoni (saranno moltissimi), ammissione di nuove parti civili ed eventuali eccezioni che potrebbero essere presentate dagli avvocati dei numerosi imputati. Ivi compresa una nuova eccezione di competenza territoriale, poiché per alcuni dei difensori il processo si sarebbe dovuto svolgere a Teramo, dove è avvenuta o dove ha preso origine la maggior parte dei fatti che hanno portato al tracollo della banca. Questa eccezione è sta già presentata e respinta dal gup di Roma in sede di udienza preliminare, ma non è escluso (anzi, è abbastanza probabile) che uno o più avvocati la possano riproporre questa mattina ai giudici del tribunale.

Se una tale eventualità dovesse verificarsi e se, per ipotesi, il tribunale di Roma dovesse accoglierla, allora gli atti del processo verrebbero inviati per competenza alla procura di Teramo e l’inchiesta dovrebbe ripartire da zero: nuova formulazione delle imputazioni, nuova richiesta di rinvio a giudizio, nuova udienza preliminare ed eventuale nuova fissazione del dibattimento. Con tutto ciò che ne conseguirebbe sui tempi di prescrizione dei reati.

Per quanto riguarda le parti civili bisogna ancora capire quanti saranno gli ex azionisti che si sono rivolti alla Federconsumatori per essere parte nel processo allo scopo di ottenere il risarcimento. Le parti civili già ammesse sono la stessa Tercas, la Banca d’Italia, la Fondazione Tercas, la Bper (l’unica banca che chiede il risarcimento della sua parte nel Fondo interbancario per la tutela dei depositi, intervenuto massicciamente per il salvataggio) e la curatela fallimentare della Dimafin, la holding del gruppo del costruttore Raffaele Di Mario (imputato a sua volta nel processo), una delle aziende coinvolte nel tracollo della Tercas.

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