Tercas, sì al salvataggio dal 90% delle banche

20 Gennaio 2016

Non c’è stata adesione unanime al piano-bis, ma i costi dovrebbero essere coperti per intero

TERAMO. Il 90% delle banche italiane ha deciso di aderire al piano di salvataggio volontario della Tercas, operazione diventata necessaria dopo che l’Europa ha bocciato il salvataggio effettuato dal Fondo interbancario di tutela dei deposti, intervento equiparato ad aiuto di stato.

La notizia è stata diffusa ieri dal Sole 24 Ore, secondo cui nonostante non ci sia stata l’adesione unanime al salvataggio-bis della Tercas, la decisione espressa dal 90% degli istituti di credito italiani è sufficiente a coprire il 98,5% dei 265 milioni di euro necessari. Una soma, comunque, da verificare, giacché il Fondo interbancario – come ha rilevato la stessa Ue – è intervenuto con un sostegno di circa 300 milioni di euro, tra conferimenti di capitale e garanzie.

Il salvataggio-bis è in sostanza una complicata partita di giro per modificare la natura giuridica dell’aiuto fornito alla Tercas. Lo schema prevede la costituzione di un fondo volontario costituito dalle banche, che per il momento verrà alimentato con la restituzione da pare della Tercas dei soldi ricevuti dallo stesso Fondo interbancario; successivamente la stessa somma sarà di nuovo girata alla banca teramana, ma in una forma che – essendo volontaria – evita la scure europea sugli aiuti di stato.

Una volta aggirato l’ostacolo, però, le banche, sempre secondo il Sole 24 Ore, starebbero meditando di passare al contrattacco presentando un ricorso contro la bocciatura del salvataggio Tercas, un’iniziativa che potrebbe coinvolgere anche il ministero dell’Economia e delle Finanze. Il salvataggio è stato bocciato dalla commissaria europea Margrethe Vestager sulla base di tre motivazioni: il fatto che l’Italia non ha presentato un piano di ristrutturazione ha impedito alla Commissione di valutare se fosse possibile ripristinare la redditività a lungo termine della Tercas; alla ristrutturazione della banca hanno contribuito solo gli azionisti con l’azzeramento del valore del titolo, mentre non sono stati coinvolti gli obbligazionisti subordinati, contrariamente a quanto richiesto dai principi di ripartizione degli oneri, il cosiddetto burden-sharing ; infine non sarebbero state attuate misure per limitare la distorsione della concorrenza causata dall’aiuto del Fondo. (e.a.)

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