Tercas, soldi per le nuove scuole

22 Novembre 2016

La Fondazione è pronta a finanziare uno dei poli per gli studenti Brucchi chiama a raccolta le istituzioni: insieme ripensiamo la città

TERAMO. Si riparte dai poli scolastici. Dopo la grande paura, non ancora del tutto smaltita, e l’emergenza delle prime settimane successive al terremoto del 30 ottobre, il confronto istituzionale torna a prefigurare scenari per il futuro. Così, dalla Fondazione Tercas il Comune ha incassato la disponibilità a contribuire alla realizzazione di un polo scolastico che raggruppi una parte degli oltre cinquemila studenti che frequentano le strutture di competenza dell’ente. A farlo sapere è il sindaco Maurizio Brucchi che nei giorni scorsi si è tenuto in contatto con la presidente Enrica Salvatore per gli interventi necessari sul territorio. «Non c’è stato bisogno della Fondazione per affrontare l’emergenza», spiega il primo cittadino, «ma ora dobbiamo pensare al futuro».

Il punto di ripartenza è rappresentato, dunque, dall’edilizia scolastica gravemente ferita dallo sciame sismico. La Fondazione Tercas, stando a quanto riferisce Brucchi, è pronta a fare la sua parte per la realizzazione di una struttura modulare, sull’esempio di quella realizzata a Campobasso dopo il terremoto di San Giuliano, che diventi uno dei nuovi centri di attrazione degli studenti. Un solo polo, però, non basterà e per questo torneranno in campo progetti come quello che interessa la D’Alessadro e la Molinari, destinata ad agganciarsi alla scuola elementare San Berardo.

La questione, però, va oltre la sicurezza scolastica e investe l’edilizia privata e l’intero sviluppo urbanistico della città. Per questo il sindaco ha intenzione di convocare quanto prima tutte le istituzioni interessate, a cominciare dalla Provincia, e le associazioni di categoria con l’obiettivo di «ripensare i modelli di costruzione e intervento sul territorio». Si tratterà, in pratica, di rivedere standard e norme, ma anche di individuare zone in cui realizzare le opere necessarie per non creare ulteriori squilibri demografici. Andrà analizzato di conseguenza anche il destino di contenitori, come la Savini e la San Giuseppe, svuotati delle loro funzioni storiche e che non possono restare in abbandono. Non sarà neppure ignorata la sorte dell’ospedale perché, evidenzia Brucchi, «Teramo non può restare senza». Il confronto, insomma, sarà a 360 gradi e dovrebbe segnare una svolta da imprimere alle scelte «che poi verrà chiamato a fare il consiglio comunale». E’ questo il passo necessario secondo Brucchi. «Altrimenti vorrà dire», conclude, «che non abbiamo capito nulla».

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