Terremoto, bloccati lavori per 125 milioni di euro

11 Ottobre 2018

Sono 1.235 le richieste e solo 20 i decreti di liquidazione: 5 di case e 15 di aziende De Sanctis (Filca): «Se partissero i cantieri daremmo lavoro a 1.500 operai edili»

TERAMO. «Imbarazzanti» non solo i numeri della ricostruzione pubblica, ma anche di quella privata. Sono considerazioni della Fica Cisl che dimostra con i numeri quella che chiama «lentezza istituzionale».
«Basti pensare che in provincia di Teramo, i primi cantieri di edilizia abitativa degli aggregati post sisma 2009, sono partiti tra il 2017 e 2018, ben 8-9 anni dopo l’evento», osserva il segretario provinciale Giancarlo De Sanctis che per il post terremoto 2016 parla appunto di dati imbarazzanti sia nel pubblico che nel privato.
«Infatti su 1235 richieste pervenute all’Usr Abruzzo pari a 125 milioni di euro, considerando che 16 dei 23 comuni del cratere sono in provincia di Teramo, ci sono solo 20 decreti di liquidazione per i quali si possono avviare i cantieri. Di questi 25 riguardano danni lievi alle abitazioni, lo 0,5% delle richieste; 15 riguardano le attività produttive, il 9% delle richieste, di cui uno per danni lievi, 4 i danni gravi e 10 le delocalizzazioni. Solo a pensare che l’attuale massa salari dell’edilizia provinciale, oggi, è di circa 25 milioni di euro, con la partenza dei 1.235 cantieri, ci sarebbe un incremento occupazionale diretto di almeno 1.500 lavoratori edili, un incremento che modificherebbe profondamente l’economia provinciale del nostro settore, riportandoci verso ii valori pre-crisi. Tutto ciò senza considerare l’impatto sull’indotto dell’edilizia che, in quanto settore anticiclico, stimola l’avvio indiretto di almeno altri 16 settori merceologici».
La lista di attesa per gli interventi di edilizia resistenziale legati alla ricostruzione vede al primo posto Teramo con 146 pratiche presentate, poi Montorio con 79 e Campli con 47 pratiche.Per le attività produttive, invece, al primo posto Castel Castagna con 13 pratiche di danno grave, 7 per Teramo, 5 per Isola e Montorio e 4 per Campli. «Questo si traduce spesso in aziende chiuse e lavoratori licenziati per l’inefficienza della nostra macchina amministrativa», commenta De Sanctis.
Il sindacalista ritiene che i ritardi siano causati dalla lentezza con cui le pratiche vengono gestite dall’Usr Abruzzo, il cui personale è composto da 26 addetti: un dirigente, 9 tecnici e 16 amministrativi.
«Stiamo assistendo ad una leggera accelerazione dell’attività degli uffici, ma troppo poco rispetto a ciò che c’è da fare», incalza De Sanctis, «sulle opere private, bisogna snellire le procedure farraginose del Mude, il programma informatico per l’inoltro delle richieste, e dotare l’Usr di uno staff tecnico idoneo, in grado di smaltire l’enorme mole di pratiche, anche con l’apporto delle svariate società partecipate della Regione. Soluzioni che, come parti sociali del settore edile, abbiamo messo sul tavolo da molti mesi, ma che risultano irrealizzabili all’elefantiaca macchina istituzionale. Adesso che abbiamo le risorse, ci dobbiamo tutti corciare le maniche è concentrarci sull’accelerazione del processo di avvio dei cantieri, dimostrando così il valore e l’efficienza della macchina pubblica, al servizio della sicurezza e del bene dei cittadini».
©RIPRODUZIONE RISERVATA