Terremoto, le mamme teramane: «Non riportiamo i nostri figli a scuola»

Dopo la decisione di rinviare la riapertura delle scuola a lunedì prossimo, i genitori - organizzati in gruppi facebook - chiedono moduli e tensostrutture dove proseguire l'attività didattica in questo periodo di emergenza sismica
TERAMO. Le mamme teramane non mollano e dopo le ultime scosse sono decise a non riportare i figli a scuola nel giorno di riapertura previsto per lunedì. Chiedono moduli o tensostrutture per la ripresa delle attività scolastiche. Intanto la manifestazione programmata per questa settimana è stata rinviata.
Non una battuta d'arresto, precisano le mamme che si dicono sempre più agguerrite, ma solo una pausa di riflessione per consentire alle forze dell'ordine di far fronte all'emergenza della conta dei danni provocati dalla scossa di domenica mattina. «Come gruppo» spiega su Facebook Leda Ragas, portavoce del comitato spontaneo dei genitori, «avevamo intenzione di effettuare volantinaggi e manifestazione entro il 10 di novembre, questo prima del terremoto. Dopo esserci consultate, per rispetto al lavoro delle forze dell'ordine impegnate nell'emergenza attuale, abbiamo deciso di rimandare la manifestazione che stavamo preparando a data da destinarsi. Non ci stiamo fermando, stiamo raggiungendo altri comuni limitrofi e non per unirci in un gruppo regionale, confrontandoci e cercando soluzioni alternative alla realtà di paura e incertezza in cui vogliono farci vivere. Sperando che il sindaco di Teramo e degli altri comuni si uniscano e cerchino di ottenere luoghi sicuri dive far studiare i nostri figli». Continuano le mamme: «Non stiamo mollando, anzi siamo più arrabbiate e determinate che mai, ma comprendiamo che non serva ora una manifestazione, non ora che la crisi comprende tutta la cittadinanza. Al momento giusto torneremo in piazza, nel rispetto dei nostri figli e dei cittadini». La portavoce del comitato precisa inoltre che la protesta non è contro il primo cittadino di Teramo, ma vuole sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità non più rinviabile di opere di messa in sicurezza. «Richiedere moduli per le attività didattiche, o perlomeno scale antincendio, uscite di sicurezza e piani di evacuazione in tutte le scuole è il minimo», dice ancora la portavoce, «rimandare i figli a scuola solo perché non possiamo fare di più è come giocare alla roulette russa. Io non me la sento di giocare con la vita di mio figlio, né con quella degli altri bambini». Una posizione, quella di Leda Ragas, che raccoglie consensi da tantissimi genitori che sulla pagina social del comitato stanno pubblicando le foto dei danni provocati dal sisma alla D'Alessandro o al Pascal con sentimento comune : «Ho paura. Mio figlio a scuola non lo rimando».
Marianna De Troia
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