Terrorismo e reati fiscali: «Solo sospetti»

11 Novembre 2019

Rese note le motivazioni per cui il tribunale del Riesame a settembre ha scarcerato i dieci arrestati 

TERAMO. Solo sospetti, nessuna certezza. Così, in sintesi, il tribunale del Riesame motiva il perché della scarcerazione dei dieci arrestati nell’ambito della maxi inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila per fondi neri al terrorismo. A settembre, dopo sue settimane di detenzione, tutti sono tornati in libertà a cominciare dall’imam Atef Ardubi. Arresti domiciliari solo per Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne imprenditore tunisino residente a Torino ma di fatto domiciliato ad Alba Adriatica, considerata una delle figure chiave dell’inchiesta. E, proprio in riferimento a lui, così il tribunale del Riesame motiva nell’ordinanza firmata dal presidente del collegio Alessandra Ilari: «A parere del collegio il sospetto che l’indagato abbia commesso i reati fiscali per fini di terrorismo rimane tale in quanto dalle indagini è emersa la sua vicinanza ad esponenti dell’Islam radicale ma non è che i fondi neri ottenuti siano stati specificatamente destinati al finanziamento di operazioni terroristiche. Meno ancora fondato è che nelle violazioni fiscali poste in essere dall’indagato abbia dato il suo contributo un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato come previsto dall’articolo 69-bis cp di recente introduzione».
E aggiunge: «Si comprende che vi sia il sospetto che negli anni 2015-2017 l’indagato abbia trasferito denaro in Turchia tramite corrieri rimasti non identificati. Quando, in che modo e quali somme non è stato precisamente accertato. Peraltro il reato di cui alla provvisoria incolpazione presuppone che l’autore effettui attività di prestazione di servizi di pagamento per conto di terzi: pare invece di capire che l’indagato non avrebbe prestato alcun servizio di pagamento ma avrebbe effettuato trasferimenti all’estero di somme nella sua disponibilità. Non si ritiene raggiunta, con riferimento a tale incolpazione, la soglia della gravità indiziaria». I dieci, otto cittadini tunisini e due italiani tra cui una commercialista di Torino, erano stati arrestati in esecuzione di una dettagliata ordinanza di custodia cautelare che in duecento pagine descrive azioni e intenzioni di un gruppo che, secondo l’accusa, da Alba e Martinsicuro si muoveva in tutto il mondo per finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”, attivo nella guerra in Siria. Ipotesi, quella del terrorismo, subito smentita dagli avvocati difensori.(d.p.)
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