Terrorismo e reati fiscali, tutti scarcerati

Il tribunale del Riesame accoglie i ricorsi dei difensori: l’ex imam torna in libertà, l’imprenditore va ai domiciliari
TERAMO. Le motivazioni del provvedimento diranno il perché della decisione dei giudici del Riesame. La certezza è che ieri i dieci arrestati nell’ambito della maxi inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila per fondi neri al terrorismo sono stati scarcerati dopo due settimane di detenzione. Tutti sono tornati in libertà, a cominciare dall’imam Atef Ardubi. Arresti domiciliari solo per Jameleddine Brahim Kharroubi, il 57enne imprenditore tunisino residente a Torino ma di fatto domiciliato ad Alba Adriatica, considerata una delle figure chiave dell’inchiesta. Per tutti il Riesame ha disposto il divieto di riprendere l’attività imprenditoriale visto che, secondo l’accusa, con i soldi dell’evasione fiscale di imprese edili e commercializzazione di tappeti avrebbero creato fondi per finanziare il terrorismo islamico.
Quindici giorni fa i dieci, otto cittadini tunisini e due italiani tra cui una commercialista di Torino, erano stati arrestati in esecuzione di una dettagliata ordinanza di custodia cautelare che in duecento pagine descrive azioni e intenzioni di un gruppo che, secondo l’accusa, da Alba e Martinsicuro si muoveva in tutto il mondo per finanziare il terrorismo radicale islamico di “Al-Nusra”, attivo nella guerra in Siria. Ipotesi, quella del terrorismo, subito smentita dagli avvocati difensori: Felice Franchi per l’imam, Gabriele Rapali per l’imprenditore e gli altri che più volte hanno sottolineato la contestazione, a carico dei loro assistiti, di ipotesi di reato solo fiscali. Cosa fatta direttamente dagli stessi arrestati nel corso dei vari interrogatori di garanzia durante i quali tutti hanno detto di non aver avuto mai nulla a che fare con il terrorismo. E, molto probabilmente, è stato questo il filo conduttore dei ricorsi che i due avvocati hanno presentato al tribunale del Riesame che nella seduta di ieri (collegio presieduto da Alessandra Ilari) ha deciso per l’accoglimento e la scarcerazione.
Secondo l’accusa della Procura Kharroubi è una delle figure chiave dell’inchiesta. Per la Procura avrebbe sostenuto economicamente imam di ispirazione radicale in Italia e in altri Paesi. Nell’arco degli anni, ricostruisce la voluminosa ordinanza di custodia cautelare, avrebbe avuto contatti con diversi imam coinvolti in inchieste per terrorismo. Con quello di Aversa Yacine Gasri, condannato in via definitiva a 4 anni e 9 mesi per associazione con finalità di terrorismo(incontro avvenuto nella moschea di Martinsicuro). Con quello di Bari Said Ayub Salahdin, il cui nome è finito in un inchiesta di terrorismo internazionale e con quello che nell’ordinanza viene definito «l’influente» imam Omrane Adouni a cui, sostiene sempre l’accusa, Kharroubi avrebbe versato costantemente somme di denaro e dal quale avrebbe ottenuto, così si legge nell’ordinanza, «informazioni di prima mano sulla situazione siriana e sulle operazioni di guerriglia» E con quest’ultimo, in una intercettazione del 2018, discuteva delle modalità e dei soldi necessari per far entrare combattenti in Siria. Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti negli ultimi anni avrebbe fatto arrivare una somma complessiva di due milioni di euro provenienti da un giro di false fatturazioni ed evasione fiscale proveniente dalle sue imprese specializzate in ristrutturazioni edili e commercializzazione di tappeti.
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