Terza ispezione nell’auto dei Santoleri

Domani nuovi controlli e sopralluogo a Tolentino, forse ci sarà anche il figlio Simone. Eseguiti prelievi nell’autopsia bis
GIULIANOVA. Gli investigatori non lo hanno mai negato: è un’indagine complessa che sconta molti ritardi. Ma le piccole conquiste messe insieme in poco più di un mese raccontano di qualche passo in avanti. Nessuno si sbilancia, ma il sovrapporsi serrato di esami e confronti accende più riflettori sul come e il perchè di quello che per la Procura di Ancona è l’omicidio di Renata Rapposelli, la 64enne pittrice teatina. Ieri pomeriggio l’autopsia bis è durata pochi attimi: il tempo di prelevare nuovi campioni di tessuto e il medico legale Antonio Tombolini ha lasciato l’obitorio di Macerata inseguito dalla ormai immancabile selva di telecamere.
E’ ipotizzabile che l’esame sia strettamente collegato con quello annunciato per domani quando, per la terza volta in meno di venti giorni, i carabinieri torneranno ad esaminare la Fiat 600 dell’ex marito Giuseppe Santoleri e del figlio Simone. Questa volta per repertare tracce di terriccio sulle gomme ma anche per fare nuovi accertamenti all’interno della vettura. E sempre per domani è previsto un nuovo sopralluogo nella zona di Tolentino dove è stato ritrovato il cadavere. Sopralluogo a cui potrebbe partecipare anche Simone Santoleri. E’ ormai chiaro che gli inquirenti della città dorica (fascicolo del pm Andrea Laurino) siano sempre più convinti che la donna sia stata uccisa a Giulianova e successivamente trasportata fino a Tolentino per essere poi abbandonata in una scarpata. Perchè l’ultima traccia (con il suo cellulare che aggancia la cella telefonica della stazione e poi diventa irraggiungibile) la pittrice la lascia proprio nella cittadina teramana dove il 9 ottobre scorso arriva in treno per incontrare figlio ed ex marito che non vedeva ormai da anni. Il figlio ha raccontato che intorno alle 14, dopo l’ennesima lite con il padre per l’assegno di mantenimento, lui ha chiesto al genitore di riaccompagnarla in auto ad Ancona e il padre l’ha lasciata vicino al santuario di Loreto. Ma una farmacista di Tortoreto sconfessa questa ricostruzione affermando che intorno alle 17 di quel 9 ottobre la pittrice sarebbe entrata nella sua farmacia per chiedere un calmante e che lei avrebbe visto il suo nome proprio sulla tessera sanitaria esibita.Testimonianza, quella della farmacista, che gli investigatori ritengono molto attendibile. Si cercano riscontri con eventuali immagini catturate da telecamere, ma in questo caso l’indagine sconta il ritardo con cui sono scattate le indagini visto che la pittrice è scomparsa il 9 ma la denuncia di scomparsa è stata presentata solo il 16 quando alcuni amici della donna non sentendola più al telefono hanno dato l’allarme. Un tempo durante il quale le immagini di molti circuiti di videosorveglianza sono state cancellate visto che la normativa prevede che, al massimo, possono essere custodite sette giorni. Ieri mattina, intanto, la Procura di Ancona ha affidato al consulente Luca Russo il compito di verificare la memoria del computer della donna sequestrato nella sua abitazione.
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