Test sierologici, confronto tra Teramo e la Lombardia

9 Maggio 2020

Il manager della Asst di Melegnano, il giuliese Cordone, incontra Di Giosia «Bisogna scovare gli asintomatici sul territorio. È questa la strategia vincente»

TERAMO. C’è un manager abruzzese, per la precisione di Giulianova, che si sta facendo molto onore nell’emergenza Covid sulla prima linea della Lombardia. Angelo Cordone, es direttore generale della Asl di Pescara, dirige la Asst (azienda socio-sanitaria territoriale) di Melegnano (Milano) e della Martesana, un’area di 654mila abitanti e 54 comuni, con 700 posti letto in cinque ospedali, più i poli territoriali. Cordone ieri era a Teramo e ha incontrato il direttore generale facente funzione della Asl teramana, Maurizio Di Giosia, per avere un confronto sulle strategie da adottare nella fase 2.
Cordone, perché questa visita?
«Di Giosia mi aveva chiesto informazioni e abbiamo fatto un colloquio sui test sierologici, ritenuti fondamentali nelle strategie della fase 2. I test sierologici sono di due tipi, qualitativi e quantitativi: il più affidabile, almeno secondo la Regione Lombardia, è quello quantitativo, che va a cercare gli anticorpi neutralizzanti. Ma la diagnosi e la guarigione non si basano solo sul test, bisogna sempre fare il tampone per avere l’ultima parola. In ogni caso, questi test ci consentono di scovare – e quindi isolare – chi non ha sintomi ma diffonde il virus».
Lei è d’accordo, dunque, sul fatto che la guerra si vince sul territorio e non negli ospedali.
«Assolutamente. Il territorio è decisivo, va rinforzato. Rimpiango la vecchia medicina scolastica, la presenza sul territorio rispetto al passato si è molto affievolita e in una pandemia del genere siamo andati in difficoltà».
La Lombardia resta un modello di sanità, ma stavolta le cose non sono andate bene.
«Non direi che non è andata bene. Il sistema sanitario lombardo funziona, questa è un’infezione virale imprevedibile. Abbiamo fatto uno sforzo enorme per riconvertire la nostra attività e abbiamo avuto dei risultati, nella disgrazia siamo riusciti a fronteggiare questo tsunami. Nella mia azienda abbiamo seguito 1.400 pazienti Covid, triplicando i posti di rianimazione. Perché tanti contagi e tanti morti in Lombardia? La densità della popolazione e i traffici commerciali anche con il mondo orientale sono stati fattori estremamente importanti. Poi le cose le stiamo apprendendo strada facendo, questa malattia abbiamo imparato a conoscerla e le terapie sono diventate più efficaci».
Cosa pensa di quello che è successo al Mazzini di Teramo?
«Non conosco nel dettaglio la situazione di Teramo e non voglio dare giudizi né esprimere pareri ma mi pare che quello che è successo sia nell’ordine delle cose, sono entrati in ospedale pazienti che avevano altre patologie e durante il ricovero hanno sviluppato questa malattia o ci si è accorti che l’avevano».
Vero che potrebbe tornare a dirigere la Asl di Pescara?
«Io a Melegnano ho un contratto che scade il 31 dicembre del 2023 e a questa domanda non rispondo».
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