Tifose sfegatate col cuore biancorosso

Molte le donne sugli spalti, la maggior parte segue la squadra da bambina: «La passione per il calcio non ha sesso»
TERAMO. Commercialiste, psicologhe, impiegate, mamme e mogli,tutte con il cuore biancorosso. Le donne sugli spalti sono uno dei valori aggiunti della splendida stagione calcistica appena conclusa. Quasi tutte non sono tifose dell’ultim’ora. «Ho iniziato dagli ultimi anni della presidenza Malavolta, perchè degli amici ogni tanto la domenica mi portavano allo stadio e da lì non ho smesso», esordisce Mary Jane Ciavarelli, «anche quando per un periodo vivevo a Ravenna seguivo le trasferte del Teramo che si disputavano in zona. Ho seguito tutte le vicende della società, anche durante il fallimento, forse il periodo più buio in cui i tifosi si stavano demotivando. Poi il Teramo è ripartito dai dilettanti e in 7 anni ha fatto una scalata impensabile. La cosa più bella è che in squadra ci portiamo giocatori dal periodo della serie D, sono cresciuti con noi. Alla fine la curva diventa una famiglia, si condividono gioie, sconfitte, si va in trasferta con gli amici. E sono già pronta a seguire le trasferte in B, dovrò fare delle rinunce ma ne vale la pena».
«Quest'anno ha visto giocare il Teramo nella prima amichevole con il Foggia ad agosto: mi è piaciuta e ho fatta l'abbonamento con mio marito Giovanni», racconta Stefania Messina, «da metà stagione anche mia figlia Eugenia, che ha avuto sempre la passione dello sport, in particolare del calcio, ha iniziato a seguire tutte le partite. A Prato la delusione è stata forte, c’era troppa tensione in campo. A Savona è stato esaltante. Io le partite in B le seguirò, in trasferta magari quelle più tranquille. Anche se nelle ultime due trasferte non ho visto nulla di pericoloso: all'inizio ero un po' preoccupata perchè ero in curva, ma poi c'erano famiglie con bambini».
«Ho iniziato a seguire il Teramo nel 2001-2002, a 13-14 anni, con papà. Dietro al Teramo abbiamo conosciuto tutta l’Italia», afferma Daniela D’Ignazio, «non ho abbandonato la fede biancorossa anche al momento del crollo, quando andavamo in giro per i campetti. Quest'estate sono andata anche a vedere il ritiro del Teramo in Trentino e l'amichevole con il Torino: una partita sorprendente, finita 1-1. Andare allo stadio significa conoscere tante persone, anche molto diverse da te, ma che abbracci quando la tua squadra segna. In trasferta, poi, il bello è il viaggio: le risate, i momenti indimenticabili. Abbiamo affittato anche i pulmini per girare l'italia, condividendo l'ansia, i riti scaramantici, le opinioni su squadra e tifoseria. Sono nate amicizie, ho conosciuto un sacco di persone straordinarie. Per la B, non aspetto altro che escano i calendari per prenotare i voli per andare a Trapani, ad esempio, e il traghetto per Cagliari, se scende B. Non vedo differenze fra tifo maschile e femminile. La differenza è con il tifo violento». Giulia De Iuliis è l’emblema della vera tifosa. Biancorossa, anche se nel suo cuore c’è posto anche per la Roma. «Da piccole io e mia sorella Raffaella andavamo allo stadio con papà. In terza media ci regalava l'abbonamento in tribuna. Io e mia sorella ce lo rivendevamo di nascosto agli anziani e con i soldi ricavati facevamo il biglietto per la curva. Ora siamo un gruppo di amici che va vedere la partita, ci spostiamo in macchina per le trasferte. A Savona sono andata in aereo il giorno prima e sono ripartita il giorno dopo: qui ho incontrato anche il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero: è stato molto simpatico, gli ho fatto mettere la sciarpa del Teramo e ho scattato un selfie. I miei genitori sanno della mia passione: seguivano la partita con il Savona in tv e quando c’è stata l’invasione di campo erano stupiti di non vedermi. Dopo pochi secondi mi hanno inquadrato che abbracciavo Lapadula». «Già a 4 anni papà mi portava alla stadio, andavo a vedere anche gli allenamenti», ricorda Lucia Verticelli, «mi sono un po’ allontanata solo quando giocavo a pallamano: i due impegni erano inconciliabili. Come tifo? In maniera educata, al massimo fischio. Se dico qualcosa all'arbitro lo faccio a bassa voce. Sono però un po' “gallettara”, e ho vissuto la promozione in B come una rivincita contro gli antagonisti calcistici che facevano il tifo per i nostri avversari». Verticelli ritiene importante la presenza delle donne allo stadio: «lo sport non è monopolio degli uomini. In B spero che ci siano ancora più donne, che addolciscono la brutalità del tifo e che tutta la città, anche le aziende, sostengano la squadra». (a.f.)
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