Torna l’allarme per la “Lingua blu”

12 Settembre 2014

Decine di casi denunciati dagli allevatori nel Teramano. Il veterinario: «Subito il vaccino». La Asl riunisce l’unità di crisi

TERAMO. Prima la febbre, poi un’intenso scolo nasale con l’aumento di volume della testa. Nei casi più gravi la lingua grossa e cianotica che fuoriesce dalla bocca nel tentativo estremo di migliorare la respirazione e ottenere più ossigeno. Di fronte a tutti questi sintomi gli allevatori non hanno dubbi: ormai hanno imparato a riconoscere la blue tongue, la malattia della “lingua blu” la febbre catarrale degli ovini e, più raramente, dei bovini, che li porta, se non s’interviene con un vaccino ad hoc, inesorabilmente alla morte. È quanto starebbe avvenendo in decine di allevamenti tra Teramo e Ascoli Piceno (ma anche in tutte le altre province abruzzesi) da un mese a questa parte. A renderlo noto è un veterinario esperto di ovini, Filiberto Malatesta, che da un mese appunto gira in lungo e in largo la regione per fare il suo lavoro e che avrebbe già da tempo esposto una denuncia alla Asl di Teramo. «I primi casi che ho notato risalgono intorno al 20 agosto scorso», spiega, «siamo stati tratti in inganno, sinora, dai controlli sulle “sentinelle” (pecore e mucche dislocate in alcune stalle del territorio e sulle quali si fanno controlli periodici per vedere se c'è la circolazione del virus, ndr)». Prima uno, poi due, tre, dieci casi. Adesso invece, i casi di focolai di una malattia virale che ha i sintomi simili a quelli della Blue tongue sono decine, 30mila i capi a rischio malattia a Farindola, Civitella del Tronto, Sant'Omero, Campli, Ancarano, Isola del Gran Sasso e Colledara: tutti luoghi in cui gli ovini ammalati hanno presentato la stessa sintomatologia. E ora gli allevatori, che da settimane chiedono alla Asl e all’Istituto zooprofilattico di fare arrivare al più presto un vaccino nei loro allevamenti, cominciano a temere conseguenze. Qualcuno di loro denuncia capi ammalati e già morti. Lo conferma un anziano allevatore del Teramano, che preferisce non dare il suo nome: «Io ho 700-800 capi, ho paura che si ammalino tutti», racconta, «ci sono alcuni miei colleghi che hanno già diversi casi di ovini morti dopo essersi ammalati. I sintomi», spiega, «sono identici a quelli della “Lingua blu”». Ancora con il ricordo delle precedenti epidemie (e dell’inchiesta sui vaccini per la Blue tongue che vide coinvolto l’ex direttore dell’istituto zooprofilattico di Teramo Enzo Caporale, accusato dalla procura di Roma di Roma di aver diffuso la malattia anziché combatterla), gli allevatori teramani ora temono che i sintomi che vedono diffondersi sempre di più fra i propri animali (e in qualche caso anche bovini) siano prodotti proprio dalla «maledetta» malattia catarrale trasmessa da una semplice puntura delle zanzare della famiglia culicoide (non sono le comuni zanzare). Nulla di certo, ovviamente. Ma su una malattia evidentemente di origine virale e in circolazione da settimane, sinora enti e organismi di competenza sono rimasti in silenzio. Non una parole di risposta agli appelli degli allevatori e dei veterinari da parte di Asl e Istituto zooprofilattico. Soltanto ieri sera la Asl, per bocca del direttore del Servizio veterinario di prevenzione e igiene allevamenti e produzioni zootecniche, Pasquale Striglioni, raggiunto telefonicamente, ha comunicato che «oggi si riunirà l’unità di crisi con Asl, Regione, Istituto zooprofilattico e associazione degli allevatori». Il direttore del Servizio veterinario ha poi chiarito che «la Asl è stata allertata sin da subito» dei casi di malattia virale che sta attanagliando gli animali del Teramano e non solo.

«Ancora non ci viene comunicato nulla in maniera ufficiale», chiarisce Striglioni, «sono in corso accertamenti analitici in più posti per vedere se questa malattia segnalata c'è o meno, se è epidemica o endemica e come mai è arrivata». Attualmente, però, «non ci sono certezze, sappiamo soltanto di episodi sporadici in corso di accertamento».

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