«Tornate nel Pd, siamo noi l’unica alternativa»

Il segretario Minosse e i tre consiglieri rimasti si appellano ai fuoriusciti «Teramo è la roccaforte del centrodestra: solo noi possiamo combatterlo»
TERAMO. «Noi come il centrodestra? No, noi siamo gli unici che possono combatterlo». Il gruppo consiliare del Pd teramano – quello che ne resta, dopo la clamorosa fuoriuscita dell’ex capogruppo Gianguido D’»Alberto e di altri due consiglieri – e il segretario provinciale Gabriele Minosse fanno quadrato per difendere l’onore del partito teramano, accusato dai transfughi di avere abbandonato ogni progettualità politica “alta” per un piccolo cabotaggio fatto di contrasti fra correnti e giochi di potere, riproponendo così, nel principale partito di opposizione, gli stessi schemi della maggioranza.
Fanno quadrato, ma non per chiudere la porta ai fuoriusciti; anzi, al contrario, per invitarli a tornare sui loro passi e rientrare in un partito dove ci sono anime diverse, ma dove si può discutere, si può criticare la dirigenza e candidarsi a sostituirla. «Il Pd è un partito contendibile», afferma Alberto Melarangelo, uno dei tre consiglieri comunali rimasti, insieme a Maurizio Verna e a Flavio Bartolini. «La loro è una scelta rispettabile», aggiunge D’Alberto, «ma è un’avventura: io la chiamo antipartitismo. Uscire dal Pd è un errore politico molto grave». Soprattutto in chiave elettorale, sottolinea D’Alberto, riferendosi alla prospettiva indicata dai transfughi di voler costituire non solo un gruppo consiliare autonomo, ma di concorrere al di fuori del Pd alle prossime elezioni, magari con una lista civica. A quelle passate, sottolinea ancora D’Alberto, «le liste che contrastavano il Pd non sono nemmeno entrate in consiglio comunale, a parte la lista simil-grillina di Pomante». «Noi non siamo il centrodestra, aggiunge il consigliere, «siamo l’alternativa. Nel Pd ci sono anime diverse, ma siamo l’unico grande partito nazionale. Io al congresso non ho votato Minosse, ma lui ha vinto ed è il segretario. Siamo un partito pluralista».
Dove non tutti hanno la stesa visione politica, come rimarca Verna che invita a sua vota i transfughi a rientrare «per combattere dall’interno». Come ha fatto lui, che sulla questione della sua mancata nomina a vice presidente della Provincia a favore di un esponente di Abruzzo civico sta conducendo una battaglia che, anche se non condivisa da tutti, ha indotto il Pd a chiedere al presidente della Provincia Renzo Di Sabatino ad assegnare l’incarco al consigliere dem. «Anch’io avrei potuto rovesciare il tavolo e andarmene», dice Verna, «ma ho preferito combattere dall’interno e il partito è riuscito a trovare una sintesi. Penso che il Pd sia l’unica alternativa al centrodestra e noi siamo nella capitale del centrodestra abruzzese. Teramo non è un posto come gli altri: qui il centrodestra ha una grande forza politica e l’unica alternativa al governo di questa città è il Pd».
L’accusa di mancanza di progetto politico non viene respinta, ma anzi c’è un accenno di autocritica, «L’iniziativa politica è calata», ammette Bartolini, il quale però si dice sicuro che i tre ci ripenseranno e rientreranno nel partito. Riconosce un deficit di progetto politico anche il segretario Minosse, che fa il mea culpa, ma si giustifica dicendo che «ci sono state tragedie che ci hanno distratto dall’impegno nel partito», riferendosi ovviamente al terremoto e al maltempo che hanno flagellato la provincia teramana. Minosse poi si dice «amareggiato, non tanto sul piano politico, perché queste cose politicamente ci possono stare, ma sul piano personale. Immagino che la loro decisione sia il risultato di un lungo percorso, ma non mi hanno mai fatto neanche una telefonata per rappresentarmi il loro disagio e le loro critiche». E poi quello che Minosse non accetta è l’accusa che sono state «prese decisioni senza discutere con nessuno».
Quanto alla candidatura a sindaco per le prossime elezioni, Melarangelo osserva che D’Alberto, primo degli eletti in consiglio e quindi dotato di un buon seguito di consensi personali «non averebbe difficoltà a vincere le primarie, anche senza l’appoggio del segretario». E non è nemmeno detto che trovi tanti concorrenti. «Ma lo vogliamo dire», sbotta Minosse per affermare che non ci sono candidature precostituite con o senza l’avallo dei maggiorenti del partito, «che a Teramo, la roccaforte del centrodestra, nessuno si vuole candidare per paura di perdere?».
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