Tortoreto, il consiglio comunale si schiera al fianco di Cavatassi

2 Marzo 2018

Approvata all’unanimità una mozione, inviata una lettera al presidente Mattarella e al governo In aula la testimonianza di padre e fratello del ristoratore condannato a morte in Thailandia

TORTORETO. Il consiglio comunale di Tortoreto si schiera al fianco di Denis Cavatassi, concittadino condannato alla pena capitale in Thailandia. «Non si spenga l’attenzione e l’attività diplomatica sulla vicenda»: questa la posizione all’unanimità dell’organo comunale, che ha inviato una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai ministeri interessati del Governo Gentiloni. La decisione di prendere posizione ufficialmente con una delibera è stata assunta durante la seduta di mercoledì, dedicata all’approvazione del bilancio di previsione, in cui i capigruppo hanno inserito la mozione dedicata a Cavatassi. Il dibattito politico, a tratti acceso, si è fermato quindi per dare spazio alla tragica vicenda del concittadino recluso in prigione da oltre un anno nel Paese asiatico, generando commozione in tutta l’aula consiliare. Gli stessi consiglieri comunali hanno portato la propria testimonianza, il sindaco Domenico Piccioni nel suo discorso ha ripercorso le tappe principali della vicenda e si è detto «preoccupato per la situazione, ma comunque fiducioso per l’esito dell’attività diplomatica e giudiziaria».
Toccanti, però, sono state soprattutto le parole di Gianni ed Adriano Cavatassi, rispettivamente padre e fratello di Denis, a cui è stata data la possibilità di prendere parola durante la seduta. Il fratello, in particolare, ha potuto portare davanti al consiglio comunale le parole dello stesso Denis, incontrato in carcere nei giorni scorsi da un amico di famiglia: «È abbattuto dalla lunga detenzione, ma sentire che le istituzioni si stanno attivando lo ha senza dubbio rincuorato». Il riferimento è soprattutto alla recente visita in Asia del Ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha trattato del caso con il suo omologo thailandese, contestualmente all’interessamento al caso di altre figure politiche e istituzionali italiane. Al momento, il ristoratore 50enne di Tortoreto è in attesa della sentenza della Corte Suprema sul ricorso presentato contro la condanna a morte inflittagli con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio, avvenuto nel 2011, del suo socio Luciano Butti. Condanna a morte che, in ogni caso, grazie ad una moratoria in vigore nel Paese, potrebbe essere commutata in ergastolo. Denis Cavatassi si è comunque sempre professato innocente, mentre la famiglia nei giorni scorsi è tornata a smentire il presunto movente, un credito vantato con Butti, e l’accusa di aver pagato dei sicari.
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