Tortoreto, mai installate le barriere antirumore

13 Marzo 2022

Il consigliere Di Matteo: «Erano state annunciate nel 2018, non s’è visto nulla» Accuse anche sulla stazione: «Espropri non pagati e sottopasso mai riaperto»

TORTORETO. Perché Rfi non ha ancora installato le barriere antirumore a Tortoreto, annunciate e promesse nel 2018? Perché l’amministrazione comunale non riapre al transito leggero via Carducci e il sottopasso? Perché non ancora vengono pagati gli espropri delle aree occupate per realizzare la nuova stazione? Agli interrogativi posti dal consigliere comunale di Tortoreto Domenico Di Matteo non sono giunte risposte, e lui lo denuncia alla stampa.
Quanto alla prima questione, il progetto delle barriere doveva essere messo in cantiere nel 2019. Dopo i contatti tra la società del gruppo Ferrovie dello Stato e i Comuni interessati, ossia Alba Adriatica e Tortoreto, nell’ambito di un più ampio programma di contenimento del rumore dei treni, nulla è accaduto. Tortoreto Lido auspicava i lavori, in quanto lì la ferrovia adriatica è più vicina al mare ed è diventata ormai parte integrante del nucleo urbano, da via Isonzo a nord fino alla zona del villaggio Welcome. In tutto il tratto sono fortissimi i disagi per i residenti e i turisti. A distanza di tempo, nessuna notizia e Di Matteo sollecita il sindaco a riavviare i rapporti subito.
Quanto agli espropri, Di Matteo ricorda che «dopo l’ordinanza che avviava la procedura di esproprio di alcune fasce a ridosso dei binari, i proprietari non sono stati ancora indennizzati sebbene vantino poche migliaia di euro. Per di più l’accesso che avrebbe dovuto servire l’immobile prossimo alla stazione non è fruibile. Quanto al sottopasso, più di una volta era stata annunciata la riapertura al transito che solo il sindaco con ordinanza può fare. Ricordo all’amministrazione comunale che lungo via Carducci insistono molte attività commerciali e la viabilità è essenziale per l’economia di queste».
Infine Di Matteo ricorda come il progetto della stazione, quando era sindaco, era ben diverso da come è oggi. «Non contesto la variazione progettuale che l’amministrazione successiva alla mia ha fatto», dice, «però oggi va considerata la necessità di apportare quelle modifiche e assumere decisioni essenziali per il bene del territorio e delle attività».
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