Tortoreto, perde la causa per mobbing contro il Comune

TORTORETO. Accusa di mobbing il Comune di Tortoreto, ma il giudice di pace le dà torto. La vicenda, che racconta di rapporti umani difficilissimi tra gli uffici dell'ente, affonda le sue radici nel...
TORTORETO. Accusa di mobbing il Comune di Tortoreto, ma il giudice di pace le dà torto. La vicenda, che racconta di rapporti umani difficilissimi tra gli uffici dell'ente, affonda le sue radici nel 2009 ed è arrivata a conclusione nei giorni scorsi con una sentenza che scagiona amministratori della giunta dell'ex sindaco Gino Monti e dirigenti comunali. La dipendente, assistente sociale del Comune, si è rivolta al giudice nel 2013, avanzando diverse accuse pesanti, soprattutto nei confronti dell'allora assessore con delega ai servizi sociali Giandomenico Pinto, a cui il suo ufficio di appartenenza faceva capo: revoca immotivata dell'incarico di responsabile, valutazioni offensive nei suoi confronti, creazione di ostacoli logistici, erogazione tardiva di alcuni compensi dovuti, dequalificazione professionale e controlli indebiti della corrispondenza a lei diretta. In una parola: mobbing. L'assistente sociale, che lamentava in sostanza un tentativo collettivo di emarginazione nei suoi confronti, chiedeva per questo al Comune oltre 47mila euro di risarcimento, di cui 15mila per danni morali. Il giudice, invece, rigettando le sue accuse, l'ha condannata a pagare le spese di giudizio per un ammontare di 2400 euro. Le accuse, infatti, sono state smontate grazie anche al racconto di diversi dipendenti ascoltati dal giudice, che, ad ogni modo, non ha rilevato il carattere “mobbizzante” del conflitto interpersonale tra Pinto e l'assistente sociale. Nella sentenza infatti si legge: «Non ricorrono contestualmente tutti i parametri che consentono di inquadrare il fenomeno del mobbing verticale, ravvisandosi piuttosto una contrapposizione personale».
Luca Tomassoni
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