Tortoreto, scende in strada #salviamolaselta / VIDEO

Corteo fino al lungomare dei sindacati a tutela dei posti di lavoro. Il gruppo in crisi ha ritirato la richiesta di concordato. Sindacati preoccupati
TORTORETO. Tutti in strada in difesa della Selta. Manifestazione questa mattina di Fim Cisl e e Fiom Cgil per mantenere viva l’attenzione sul caso i tagli dell'azienda e che secondo i sindacati porterebbe alla chiusura.
Il corte “#salviamolaselta” è partito proprio dalla sede della Selta a Tortoreto Lido, è confluito sul lungomare, davanti al lido Marconi dove si sono svolti gli interventi finali. Tante anche le saracinesche abbassate dai negozianti in segno di soldidarietà: «Una fabbrica che chiude è un territorio che muore».
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Il gruppo Selta ha ritirato la proposta di concordato preventivo. In una nota l’amministratore unico Maurizio Carpani ha annunciato che il 19 febbraio ha rinunciato alla domanda prenotativa del concordato chiedendo contestualmente al tribunale di accedere all’amministrazione straordinaria.
A questo punto se il ministero accetterà la richiesta della Selta verrà nominato un commissario che in teoria dovrebbe portare il gruppo, che ha una sede a Tortoreto, al risanamento. Un po’ come è successo anni fa con il gruppo Atr di Colonnella.
Nello stesso comunicato in sostanza l’amministratore unico sostiene in sintesi che l’operazione di salvataggio ideata nel pre-concordato, che prevedeva la vendita a terzi, è fallita per il veto opposto dalle forze sindacali all’esubero (e quindi licenziamento) di 100 dipendenti sui circa 250 totali. Un taglio che avrebbe investito in pieno lo stabilimento di Tortoreto, di cui era prevista la chiusura, in cui lavorano 80 persone.
A questa accusa risponde con forza la Rsu che rifiuta il tentativo di far ricadere la responsabilità sui dipendenti e anzi rilancia: «La netta sensazione è che il management di Selta che si è succeduto in questi anni, non sia stato all’altezza della situazione, non salvaguardandone il valore della stessa e, se ci sono state delle responsabilità e/o negligenze, eventualmente sarà qualcun altro ad occuparsene. Non si può distruggere in poco tempo il valore creato da un’azienda creato in 45 anni ed addossarne le responsabilità ai lavoratori e/o a chi li rappresenta, troppo comodo».
La Rsu illustra un piano che prevedeva nei fatti la riduzione a 142 dipendenti (il gruppo ha stabilimenti anche a Cadeo, Roma e uno piccolissimo a Caserta) a cui si sommano 25 trasferimenti forzati che si traducono in licenziamenti mascherati. Numeri già definiti su cui è stato impossibile intavolare una trattativa. Da qui il no dei sindacati. «Di tutta risposta dopo pochi giorni l’azienda ha pensato bene di mettere in cassa integrazione a zero ore il 95% dei lavoratori, mettendone a repentaglio i servizi essenziali e si, in questo modo, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della stessa», replica la Rsu. (a.f.)
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