Tra zona rossa e vendite online i commercianti sono allo stremo

13 Marzo 2021

ROSETO. I commercianti di Roseto, colpiti dalle conseguenze della zona rossa, lanciano un grido di allarme. «Non ce la facciamo più, il commercio online ci sta uccidendo: l'emergenza Covid ci ha dato...

ROSETO. I commercianti di Roseto, colpiti dalle conseguenze della zona rossa, lanciano un grido di allarme. «Non ce la facciamo più, il commercio online ci sta uccidendo: l'emergenza Covid ci ha dato la mazzata finale»: questo l'appello disperato di Secondina Castellabate, titolare del negozio “Intimo mania” e da 53 anni nel mondo del commercio, che continua: «Invito i cittadini a comprare nei nostri negozi per sostenerci, altrimenti molti rischiano di chiudere le attività». La sua attività ora è aperta ma, a causa della zona rossa e del fatto che non gira nessuno in città, spesso a fine giornata il guadagno è davvero limitato. Castellabate parla a nome di tanti commercianti, costretti da un anno ad andare avanti con le unghie e con i denti pur di non chiudere la propria attività. «Nel 2020 abbiamo lavorato molto solo ad agosto con i turisti», continua, «ma che ci facciamo con un solo mese? Qui la situazione è critica. Prima dell’emergenza Covid non è che andasse benissimo, anche a causa del commercio online che stava già prendendo sempre più piede a nostro discapito». Castellabate chiama a raccolta tutti i negozianti e l’associazione Assorose: «Sono necessari atti concreti per rivitalizzare il commercio cittadino, dobbiamo coalizzarci e fare qualcosa, altrimenti sarà sempre più dura per tutti».
Con la zona rossa molti negozi di abbigliamento, di calzature e gioiellerie hanno dovuto abbassare le serrande, così come bar, ristoranti e pizzerie, costretti a lavorare solo per l’asporto e le consegne a domicilio.
Francesco Auricchiella è un giovane chef teramano che ha aperto appena due anni fa un piccolo ristorante a Roseto, il “Bistrot 24”. «Nel 2020 a causa di questa pandemia è stato chiesto a tutti di fermarsi, stare a casa e collaborare per uscirne il prima possibile. Detto fatto», scrive Auricchiella in un lungo post su Facebook, «A molte attività commerciali considerate causa di contagi è stato chiesto di modificare il modo di lavorare per il bene di tutti. Detto fatto. Ci è stata data la possibilità di lavorare sei mesi e, a fronte di tutto ciò, qualche aiuto è arrivato, perché va riconosciuto, ma allo stesso tempo i costi sono stati praticamente gli stessi di quelli di 12 mesi. Siamo arrivati a un punto tale che siamo stanchi. Non possiamo più andare avanti con l’asporto o il domicilio. Perché il gioco vale la candela fino a un certo punto, ma poi vogliamo tornare a fare il nostro lavoro. Ne abbiamo bisogno in tutti i sensi. Si stanno buttando all’aria anni di sacrifici».(l.v.)
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