Traforo, chiusure per verifiche tecniche

24 Luglio 2020

Si cerca di rinviare la prevista operazione di lavaggio dei tunnel che potrebbe comportare problemi per l’acqua potabile

TERAMO. Obiettivo: preservare l’acqua del Gran Sasso ed evitare che mezzo Abruzzo resti a secco. È questo lo scopo di una grande operazione di verifica della calotta dei due tunnel del Traforo, in corso dalla notte fra mercoledì e giovedì fino a stanotte, quando sarà chiusa, dalle 22 alle 6, la galleria in direzione Teramo.
Da una quindicina di giorni gli enti interessati discutono su come fare il lavaggio delle due gallerie. L’operazione, obbligatoria per ragioni di sicurezza, non è cosa semplice e originariamente era prevista ad agosto. Ma nel comitato tecnico ristretto previsto dal protocollo per la sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso sono chiaramente emersi tutti i dubbi della Asl e anche dell’acquedotto del Ruzzo.
Lo ha confermato anche l’amministratore delegato della concessionaria dell’A24 Strada dei Parchi, ai microfoni del Tgr Abruzzo. «Siamo pronti al lavaggio della calotta e ad eseguire le nuove linee guida del ministero», ha affermato Riccardo Mollo, «ma siamo stati fermati dalle Asl che ritengono che non ci siano garanzie necessarie per escludere la possibilità di contaminazione dell’acquifero. E ora ci sono nella zona interessata 700mila persone, speriamo, al posto delle 70mila che popolano normalmente l’area, per cui si ritiene difficile interrompere l’erogazione dell’acqua».
Durante le operazioni di pulizia e verifica dei due tunnel, infatti, per sicurezza tutta l’acqua proveniente dal Traforo e immessa nelle condutture del Ruzzo, cioè 7-800 litri al secondo, si dovrà per sicurezza “mettere a scarico”. La conseguenza sarebbe stata un problema idrico di notevolissime proporzioni in piena estate.
Da qui la decisione di fare dei sopralluoghi approfonditi, utilizzando una tecnica di indagine già utilizzata in Liguria, per capire se il lavaggio si può rimandare a settembre-ottobre. «In alcuni punti ci sono delle lesioni», spiega Placido Migliorino dell’ufficio ispettivo del ministero delle Infrastrutture e trasporti, che con i suoi tecnici sta verificando con martelli e georadar la tenuta della calotta, «dobbiamo essere sicuri che un pezzo di calotta non si stacchi: domattina qui ci devono passare le persone, non possiamo rischiare». Una volta acquisiti i dati, sia della verifica a mano con il martelletto, sia di quella all’interno delle pareti, sul calcestruzzo, con il georadar, domani si discuterà della possibilità o meno di rimandare l’operazione all’autunno, in un tavolo tecnico fra il concessionario, l’università e il ministero. «La possibilità di rimandare l’indagine è in funzione delle condizioni di sicurezza della galleria», conferma infatti Migliorino, «se la galleria è sicura rimandiamo, altrimenti non sarà possibile». L’ultimo lavaggio è avvenuto nel 2004, cioè 16 anni fa.
D’altro canto sia l’acquedotto del Ruzzo che la Asl hanno chiesto di rimandare di almeno un mese, per evitare gravi disservizi nella fornitura d’acqua in provincia di Teramo in un momento in cui la popolazione aumenta per l’arrivo dei turisti e quindi aumentano i consumi. Il Ruzzo, a dire il vero, si è spinto oltre, chiedendo che la decisione venisse presa in una conferenza dei servizi a cui far partecipare anche, fra gli altri, il ministero dell’Ambiente e soprattutto la prefettura che potrebbe ritrovarsi a gestire un’emergenza di notevoli proporzioni. Basta ricordare quel che accadde nel maggio 2017 quando vennero trovate piccolissime tracce di toluene nell’acqua, con scene di panico collettivo. E non si era nemmeno nel pieno della stagione turistica.
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